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Tassa europea sul gioco, l’ipotesi entra nel bilancio dell’Unione. Risvolti anche in Puglia?

L’idea di un prelievo sul gambling online è tra le nuove risorse proprie allo studio per il bilancio UE 2028-2034. Nessuna imposta è stata ancora approvata, ma il dossier apre un confronto anche per il settore italiano

Una nuova tassa europea sul gioco d’azzardo online potrebbe entrare nel prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea. Il Parlamento europeo ha infatti indicato un prelievo sui servizi di gioco e scommesse online tra le possibili fonti di entrata, ma i governi devono ancora trovare un accordo. L’obiettivo è arrivare a un sistema di nuove risorse operativo con il Quadro finanziario 2028-2034.

Il dibattito sulla tassa UE si è subito acceso. Anche perché non esiste una cifra attribuibile oggi alla sola tassa sul gioco: le stime disponibili riguardano pacchetti di misure differenti e il disegno concreto del prelievo resta da definire. Sono ancora aperte, poi, le questioni fondamentali: base imponibile, aliquota, modalità di riscossione e rapporto con la fiscalità nazionale. Un eventuale prelievo europeo si aggiungerebbe infatti a sistemi tributari già molto diversi e un aumento dei costi sul mercato regolamentato, se non accompagnato da un coordinamento, potrebbe incidere sulla competitività rispetto all’offerta illegale o non autorizzata.

Anche il perimetro del gioco da tassare non è scontato. Il mercato europeo comprende prodotti differenti e una definizione comune sarebbe necessaria. Da qui nasce una delle alternative emerse nel dibattito: rafforzare a livello europeo gli standard di tutela dei giocatori, il contrasto al riciclaggio e alcuni principi regolamentari, lasciando invece agli Stati maggiore autonomia sulla fiscalità. Per l’Italia in particolare, poi, il tema avrebbe conseguenze dirette: il gioco online è già sottoposto a una disciplina nazionale articolata e un nuovo livello europeo potrebbe modificare l’equilibrio tra gettito, sostenibilità degli operatori autorizzati e contrasto all’offerta non regolamentata. Il Parlamento ha espresso il proprio indirizzo, mentre il Consiglio deve costruire una posizione condivisa.

Non mancano, però, anche i risvolti territoriali. Come quello che riguarda la nostra regione: in Puglia, infatti, la prevenzione e la cura del disturbo da gioco d’azzardo coinvolgono già i servizi sanitari regionali e i Dipartimenti delle Dipendenze. La Regione ha sviluppato attività di prevenzione, formazione e presa in carico attraverso le ASL e i SerD, con iniziative rivolte anche alle scuole e alle famiglie. Il progetto AGapE punta, per esempio, a sperimentare un modello integrato di assistenza nelle province di Bari e BAT. Se in futuro una quota del gettito europeo fosse destinata politicamente alla prevenzione, potrebbe contribuire a finanziare campagne nelle scuole, assistenza psicologica, formazione degli operatori sanitari e servizi per le famiglie. Anche se, è bene precisarlo, si tratterebbe di una scelta politica e non di un effetto automatico.

Il dossier europeo è dunque ancora aperto. E prima di parlare di una nuova imposta bisognerà capire chi pagherà, quanto e con quali regole. Ma una cosa è già cambiata: la fiscalità del gioco non è più soltanto una questione nazionale. Bruxelles è ormai entrata nella partita.

 

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