Bambinella: la tradizione pugliese dei Cuculi Fritti del 21 Novembre

Bambinella: la tradizione pugliese dei Cuculi Fritti del 21 Novembre

16 Novembre 2020 0 Di Cristiana Lenoci

In Puglia il periodo che conduce al Natale è scandito da diverse ricorrenze religiose: per la maggior parte dei pugliesi le festività natalizie si inaugurano l’8 Dicembre, con l’Immacolata Concezione.

Ma vi è una tappa religiosa, per i cattolici altrettanto importante, che contempla la Presentazione di Maria al tempio da parte dei suoi genitori, quando aveva circa tre anni. Questo avvenimento viene ricordato il 21 Novembre, con il nome di “Bambinella”.

Il 21 Novembre, a Cerignola, paese della provincia di Foggia a vocazione agricola, si festeggia la Bambinella con l’abitudine di preparare i “cuculi fritti”. Pare che questa usanza sia tipicamente cerignolana e non si ritrova in altri luoghi della Puglia o dello Stivale.

Abbiamo ripercorso questa tappa della tradizione pugliese con il racconto della collega e amica Sabrina Vasciaveo, che sul sito cedrospeziato.it si occupa di tradizioni e cucina, e di altri interessanti argomenti.

Il rito gastronomico dei “Coc’l frett” vede tutte le donne di casa, bambine comprese, indaffarate a cimentarsi nella realizzazione di pezzi di pasta lievitata fritti in olio extravergine di oliva caldo. Ottimi sia vuoti, accompagnati magari dal classico “sartascinello” (sughetto di pomodorini saltati in padella), che farciti in diversi modi, tipo panzerotti classici con mozzarella o con salumi vari o ancora meglio alla barese con le cime di rape o con altro tipo di ortaggi e verdura. Ottimi con la zucca, il caciocavallo podolico e lo speck o con funghi e salsiccia fresca!

Intanto vi riproponiamo con piacere anche il racconto di Paolo, infermiere cerignolano che vive a Milano da tempo, che ricorda la Bambinella vissuta da bambino nel suo paese di origine.

Io me la ricordo la felicità, era fatta di famiglie che si riunivano per celebrare insieme le festività, le macchine senza aria condizionata, gli zii che arrivavano “dal nord” con l’alfasud color ruggine che Pasquale Amitrano scansati proprio, portapacchi pieni di valigie e le autostrade senza autovelox, senza il CIS viaggiare informati. Si partiva alla garibaldina e si arrivava quando si arrivava.

Ricordo i miei nonni che il giorno della Bambinella organizzavano tavolate con tutta la famiglia presente, riunita e pronta a fare incetta della tipica pietanza tradizionale: sua maestà “il panzerotto”.

Per noi bambini quella era la felicità, l’attesa di quel giorno, l’odore della frittura che saturava l’ambiente di buono, il rumore di quelle sedie pieghevoli, le cartellate a fine pranzo, le foto con i rullini, i discorsi tutti insieme, i bambini che facevano i bambini. Aveva il sapore dei panzerotti e delle frittelle con lo zucchero la felicità!

Noi, con un panzerotto e una Coca Cola, avevamo il paradiso. Si finiva tardi di pranzare, si parlava e si tornava a casa felici, senza bollette arretrate nei cassetti, con i momenti più belli stampati come cartoline nelle nostre menti, con la serenità nella testa e la speranza sempre a portata di mano.

Abbiamo voluto progredire ma, in realtà, ci siamo involuti con l’illusione di aver raggiunto traguardi non prefissati. Abbiamo inventato gli smartphone per connetterci con il mondo, e qui, ci hanno fregato la voglia di stare insieme. Io me la ricordo la felicità il giorno della bambinella e rimaneva a te, sui tuoi vestiti sotto forma di odore di frittura e non aveva password o codici di sblocco“.

Chi Nat’l vol durè, dalla Bambnell o’ccumnzè”: “Chi a Natale vuole arrivare, dalla Bambinella deve iniziare” (detto antico cerignolano).

Photo by Gramho.com