Malocchio: la Puglia tra folklore e leggenda

Piatti che cadono, cadute accidentali, bus persi, impegni saltati, mal di testa continuo e salute fiacca… una serie di sfortunati eventi? No, malocchio! Quello del malocchio è un fenomeno largamente radicato nel folklore pugliese, con origini lontane: spesso, sino al secolo scorso, malattie lievi dei bambini, quali ad esempio una influenza o un forte mal di testa negli adulti che persistevano nonostante le cure, avevano una unica risposta, ossia il malocchio. Ma cosa è?

Origini del Malocchio

Innanzitutto, partiamo dalle origini: il malocchio, detto anche affascino deriva dal termine latino fascinum, ossia maleficio. La parola malocchio sta ad indicare proprio l’occhio malevolo con cui il soggetto interessato viene colpito dalla persona invidiosa: esso infatti viene trasmesso guardando negli occhi la persona colpita, colpevole solamente di suscitare invidia in un’altra persona. In Puglia tale tradizione è largamente diffusa nel foggiano, nel salentino ma anche nell’entroterra tarantino in città quali ad esempio Martina Franca, Manduria e Castellaneta.

Ma attenzione, il malocchio potrebbe anche nascere da un atto volontario: ad esempio, se un aspetto particolare della vita di un conoscente può suscitare invidia, senza voler volontariamente gettare il malocchio sulla persona interessata, basta dire la parola “benedica” alla fine di ogni pensiero avvolto dall’invidia: in tale caso, nessuno verrà colpito dal sortilegio. In caso contrario, sarà necessario ricorrere ad un rito: la tradizione vuole che il rito venga eseguito in forma del tutto gratuita, poiché la liberazione del malcapitato non deve essere fonte di lucro, ma un favore.

Solitamente coloro che liberano dal malocchio sono delle anziane, che hanno imparato tale pratica anni addietro; la leggenda vuole che il rito possa essere trasmesso da chi ne conosce i segreti, ad un massimo di tre persone e se tale condizione non viene rispettata, sia chi lo trasmette che coloro che hanno imparato i segreti, perderanno l’abilità di liberare dal malocchio.

In cosa consiste il rito del malocchio

Riguardo il rito, ha delle modalità molto simili lì dove si è soliti praticarlo: prima di tutto, viene recitata una preghiera segreta; dopo bisogna verificare se si è stati colpiti o meno dal malocchio, il tutto attraverso un rito che prevede l’utilizzo di un piattino d’acqua e di alcune gocce di olio. Pochissime gocce d’olio vanno fatte cadere al centro del piatto e il responso varia in base al modo in cui l’olio si comporta: se la goccia fatta cadere resta a galla, il malocchio è assente, mentre se la goccia si dilata, significa che la persona è stata colpita dall’affascino a cui si porrà rimedio recitando delle formule segrete. Il rito deve essere svolto al chiuso, alla luce di una candela e dopo aver recitato le dovute formule, si dovrà nuovamente constatare, attraverso acqua ed olio, che l’interessato non sia più colpito dal malocchio.

Riguardo la formula misteriosa, vi sono molte ipotesi: c’è chi dice che si tratti di bestemmie o parole molto cattive, anticipate dalla frase “Gesù perdonami” mentre vi è chi dice che si tratti di preghiere e filastrocche. Non è dato saperlo, se non quando si ha la possibilità di imparare il rito da un’anziana. Probabilmente le origini misteriose del rito risiedono nella visione che il popolo, un tempo, avesse di tale rituale: si crede infatti che il malocchio, sia espressione del male, del diavolo, che si manifesti attraverso dei piccoli sintomi che colpiscono l’interessato, per cui solo una forte fede e la recita di alcune preghiere, può liberare il “malocchiato” dal suo male.

Certo è, che tutto possiede una spiegazione: per quanto per molti il comportamento dell’olio dipenda dalla presenza o meno del malocchio, esso ha in realtà una spiegazione scientifica, che risiede nello stato di pulizia del piatto utilizzato: se questo è stato ben sgrassato, lavandolo con acqua calda e detersivo, l’olio una volta versato nell’acqua non avrà modo espandersi, mentre se viene utilizzata dell’acqua fredda, alcune tracce d’olio e degli alimenti consumati resteranno sulla superficie del piatto, nonostante esso sia stato lavato, dunque l’olio tenderà ad espandersi.

Nonostante la spiegazione scientifica, tale tradizione non va ostracizzata: va mantenuta, tenendo ben a mente la razionalità che si nasconde dietro di essa e senza cadere nell’assolutismo.

Articolo realizzato da Rita Diliddo

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