Gianni D’Addario, disoccupato pugliese in “Tolo Tolo”: il personaggio Gramegna conquista il pubblico

Gianni D’Addario, disoccupato pugliese in “Tolo Tolo”: il personaggio Gramegna conquista il pubblico

28 Gennaio 2020 0 Di Cristiana Lenoci

Chiunque abbia visto il film “Tolo Tolo” con Checco Zalone sicuramente ricorda l’ascesa sociale del disoccupato Gramegna, che da cameriere si ritrova persino ad occupare il ruolo di Presidente della Commissione Europea. A vestire i panni di questo simpatico personaggio è il pugliese Gianni D’Addario, attore quarantenne che abbiamo voluto conoscere meglio attraverso questa intervista.

Nato ad Altamura (Ba), Gianni D’Addario si trasferisce a Roma all’età di 19 anni per frequentare un’importante scuola di teatro. Qui comincia la sua lunga e impegnativa gavetta, dato che viene respinto dalle più rinomate.

Ma, come succede spesso nella vita, da un incontro fortuito possono scaturire conseguenze decisive ed importanti per il futuro. Gianni conosce un vecchio attore di teatro, Vito Cipolla, che gli insegna tutto ciò che adesso lui sa nel campo della recitazione. Con lui e altri attori si trasferisce da Roma in un paesino nei pressi del Lago di Bracciano, Canale Monterano, dove restano a recitare presso il Teatro Comunale M. Fiorani per circa nove anni.

La formazione di Gianni D’Addario comincia più o meno così. Il suo primo amore è quindi il Teatro.

Dopo qualche tempo arriva anche il Cinema, con i fratelli Vanzina che lo chiamano ad interpretare un piccolo ruolo comico nel film “Ritorno del Monnezza”.

Poi arriva anche la collaborazione con la regista teatrale Veronica Cruciani e il TEATRO di ROMA. In contemporanea Gianni interpreta il suo primo ruolo drammatico nel film di Ascanio Celestini, intitolato “Viva la Sposa”, che approda al Festival di Venezia.

Dopo  questa esperienza inizia il sodalizio che ancora oggi esiste con due conterranei: il regista attore MICHELE SINISI  e l’autore Francesco Asselta con cui ha realizzato tutti gli ultimi lavori teatrali. Il prossimo lavoro in produzione sarà’ uno spettacolo tratto dal film LA GRANDE ABBUFFATA del 1973 del regista Marco Ferreri, prodotto dalla Società di Produzione Elsinor di Milano.

La collaborazione con Luca Medici avviene grazie all’intermediazione di Francesco Asselta che gli parla di lui, e così viene chiamato per un provino del film QUO VADO.

R: Hai esordito come attore teatrale: consideri il teatro un buon trampolino di lancio per chi voglia intraprendere la carriera di attore oggi?

GDD: Premettiamo che oggi è molto difficile vivere con il teatro, si fanno molti sacrifici e rinunce per poterlo esercitare, ma se vuoi fare l’attore anche di cinema conviene farlo perché ovviamente è una palestra diretta che insegna a sostenere una recitazione ricca di fantasia e tecnica. Anche perché’ se aspetti che ti chiamino soltanto le produzioni cinematografiche diventi vecchio! Almeno a teatro qualcosa che costruisci tu direttamente puoi sempre farla. Parlo di uno spettacolo teatrale creato da te, oppure mettere su una compagnia che ti permetta di fare esperienza, o semplicemente come si fa di solito cercare produzioni teatrali che ti permettano di fare provini in modo da essere scelto per qualche produzione più’ grande. Il teatro è più’ accessibile, tra virgolette ovviamente, devi comunque puntare a fare cose di qualità, per non rimanere nella mediocrità artistica.

R: Tu sei di Gravina di Puglia: qual è il tuo rapporto con il paese di origine e con la Puglia in generale?

GDD: Non sembrerebbe ma questa è una domanda molto intima, non so mai come rispondere perché   tutto può sembrare banale. Iniziamo con il dire che io amo immensamente il mio paese, Gravina di Puglia (Ba). E’ l’unico luogo, e lo dico un po’  con vergogna, che  ogni volta che ci ritorno, mi fa ritornare bambino e FRAGILE. È un luogo da cui non riesco a difendermi, mi spoglia.  E credo che la decisione di voler fare l’attore, ovviamente, sia nata proprio da questa sensazione di trasformare questa voglia di difendermi dalla fragilità’ in teatro o al  cinema, o  nella  recitazione tout court.

R: Tolo Tolo ha sbancato i botteghini, creando uno strascico di polemiche, alcune delle quali del tutto fuori luogo. Tu hai dichiarato che questo è un film sull’umanità. Potresti spiegare meglio cosa intendi?

GDD: Partiamo con il dire che è  un film  (quasi  un evento) che scuote le coscienze,  e porta a far uscire dalle proprie case gente che non si era mai alzata dal divano per andare al cinema. Parliamo di un vastissima categoria di persone del nostro Paese. Questo “fatto” diventa inevitabilmente secondo me un rito, nel senso che contiene le caratteristiche che portano una popolazione a volerci partecipare. Ognuno a suo modo ovviamente e con le caratteristiche sociali del tempo che viviamo. C’ è chi partecipa con i social, chi lo fa diventare un fatto politico, chi una critica al vicino, chi una poesia, c’è chi strumentalizza per portare tutto al proprio mulino o chi vuole trasformare il film perché è un regista mancato. Questi alcuni degli approcci alla partecipazione. Io trovo tutto normale rispetto alla qualità’ e portata dell’evento.

Quando invece dico che questo è un film sull’umanità’   è  perché penso che sia un film che mette a nudo alcuni dei meccanismi umani che l’uomo attua in determinate condizioni. Che semplicemente possono andare bene per l’uomo in generale, non solo per l’italiano medio. Se non accettiamo questi meccanismi diremo sempre che la colpa è  sempre di un altro e non nostra, e che il film è politico e non umano. Ma sarebbe solo difesa personale ( ovviamente so che  anche questo è  un meccanismo umano,  molto umano).

R: Il personaggio che interpreti nel film di Checco Zalone è il “risultato” della nostra società: qual è il tuo punto di vista al riguardo?

GDD: Come ben dici è un risultato della nostra società’. Se portiamo il meccanismo della scalata politica attuata dal mio personaggio ovviamente pensiamo a molti politici italiani, ma se guardiamo il meccanismo riconosciamo un sacco di personaggi in tutti i campi che lo hanno attuato. Giorgio Gaber diceva “Non è più conosciuto chi è più bravo o chi ha studiato: è conosciuto chi è più famoso”. Questa è una deriva social, che purtroppo ci teniamo. La gente deve ritornare a vivere la cultura, e nelle scuole si deve insegnare il teatro e la musica ad un livello quasi da materia d’esame.​

R: Come è stato girare un film con Checco Zalone alla regia?

GDD: Luca è un artista a tutto tondo e un artista che ha capacità che riguardano più’ discipline. È una persona che conosce i tempi comici del cinema e quindi diventa matematica della battuta applicata al cinema. Poi la sua umanità’ porta le persone ad affezionarsi a lui e a stare tranquille quando si lavora, e per noi che interpretiamo una parte  è necessario perché ci permette di stare sempre in uno stato di leggerezza, che è un balsamo per la commedia. E’ un artista a cui ti affidi totalmente.

R: I tuoi prossimi obiettivi professionali: teatro o ancora cinema?

GDD: Riparto a Febbraio in turno con uno spettacolo “ SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE” di Luigi Pirandello con la regia di Michele Sinisi una altra mente brillante della nostra Puglia, e con la drammaturgia di un altro grande artista nostro conterraneo Francesco Asselta. Poi di nuovo insieme tutti e tre (insieme ad altri attori) ripartiamo con una nuova produzione teatrale prodotta dalla società ELSINOR di Milano. Questa volta portiamo in scena “ LA GRANDE ABBUFFATA”  ispirati dal genio di Marco Ferreri che girò il film nel 1973 , tratto da un racconto scritto col suo sceneggiatore Rafael Azcona. La regia sarà sempre di Michele Sinisi,  e  la drammaturgia di Francesco Asselta. Debutteremo  a giugno al Napoli Teatro Festival. A seguire uscito’ al cinema con un nuovo film dal titolo              “ L’AMORE NON SI SA”, con la regia di Marcello Di Noto. Ho visto il montato e posso sbilanciarmi: è meraviglioso.

R: Puglia e cinema, un legame sempre più forte che fa bene al turismo e alla promozione del territorio. Cosa ne pensi?

GDD: Tutte le produzioni con cui ho lavorato in  Puglia che vengono da altre regioni italiane sono rimaste meravigliosamente colpite dall’ospitalità e dalla bellezza del nostro territorio. Mi verrebbe simpaticamente da dire che fa più bene a loro venire in   Puglia , che a noi. Ogni volta mi sembra siano contenti di stare a casa nostra, anche se per loro sembra di stare più in vacanza che a lavoro. Questo  non solo è bellissimo, ma è il miglior modo per lavorare. E sono orgoglioso di dirlo:  la  Puglia rispetto al cinema ha creato molto lavoro  qualificato, e molti posti di lavoro. Io fondamentalmente sono  un  emigrato, sia pure “fortunato” per il lavoro che faccio, ma da un po’ faccio spesso ritorno a casa per lavorare. Questa per me è una ricchezza enorme! La Puglia ormai è un’eccellenza nel mondo del cinema, grazie al meraviglioso lavoro dell’Apulia Film Commission, e di tutti gli artisti e i professionisti pugliesi che lavorano nell’audiovisivo. E di questo ne vado fiero.

In bocca al lupo e a presto, pugliese DOC!

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