Checco Zalone, il genio della risata pugliese: “ Un tempo l’immigrato ero io”

Checco Zalone, il genio della risata pugliese: “ Un tempo l’immigrato ero io”

2 Gennaio 2020 2 Di Cristiana Lenoci

Da ieri il film “Tolo Tolo” di Checco Zalone è nelle sale cinematografiche. Come era prevedibile,  ha fatto il “botto”: in un solo giorno di programmazione nei cinema ha incassato otto milioni e mezzo di euro!

La pellicola, che rappresenta l’esordio dell’attore pugliese come regista, già prima di uscire ufficialmente al cinema ha scatenato polemiche anche piuttosto dure. Alle quali però, Luca Medici, in arte Checco Zalone, ha risposto a tono senza offendere né cadere in sterili attacchi personali.

In una recente intervista rilasciata per la rivista “Vanity Fair” Checco Zalone, circa le recenti polemiche e gli attacchi nei suoi confronti, ha dichiarato: “Rivendico il diritto di non piacere e di non risultare divertente. Il problema è la povertà del dibattito, il ditino moralizzante sempre alzato”.

Proprio durante questa intervista il comico si è messo a nudo, rivelando episodi e particolari della sua vita prima di diventare quello che è oggi, cioè uno dei comici italiani più amati dal pubblico di tutte le età.

La svolta è arrivata con “Zelig”, ma prima- racconta- “Ero disperato. Le ho provate tutte, e non mi sono arreso. Sono stato fortunato, anzi fortunatissimo, perché senza una buonissima dose di culo non vai da nessuna parte, ma quando ho avuto un’occasione ho dimostrato di sapermela meritare”.

Laureato in Giurisprudenza, Zalone non ha mai terminato la pratica forense, anche se – rivela- ha tentato di entrare in Polizia.

Nei racconti di Checco Zalone c’è l’emigrazione. “Il primo migrante ero io. Un migrante disperato, come tutti i migranti. Per andare in trasmissione viaggiavo sulla tratta ferroviaria Bari- Milano con la stessa frequenza di mio nonno Pasquale, capostazione, e non avevo una lira in tasca. A Milano dormivo a casa di Nicola, un mio amico dell’università che vinse il concorso per entrare in Polizia penitenziaria che, da buon ragazzo del Sud, comprò subito una casa a Milano, periferia Nord, fermata Dergano. In pieno luglio, con un caldo sconvolgente, andavo a fare queste prove in Viale Monza, combattevo con le zanzare e poi tornavo a Capurso”.

Nel passato di questo “genio della risata” nato e cresciuto in Puglia ci sono stati momenti di buio e disperazione. “Volevo qualche euro in tasca, una macchina tutta mia, un orizzonte sereno. Volevo il posto fisso. Mi misi in testa che dovevo fare il rappresentante e mio padre, venditore di medicine, mi trovò un posto di lavoro per sostituire quello dell’Amuchina che andava in pensione per raggiunti limiti di età”.

Per un periodo andai proprio in crisi, ero depresso. Mi sarebbe piaciuto suonare e invece mi rendevo conto che stavo buttando via la maia vita: furono tre o quattro mesi tremendi con lo spettro del servizio militare che incombeva”, racconta Zalone.

Ad un certo punto, disperato, disse al produttore che non aveva più fondi per fare avanti e indietro tra Bari e Milano, e questi gli firmò un assegno di cinquemila euro. “Chi cazzo mai li aveva visti quei soldi tutto insieme?”, esclama Checco.

Grazie alla tv, arrivarono le convention. “Un miracolo, in tempi ancora non straziati dalla crisi”, le definisce.

Fa un certo effetto leggere l’intervista a Checco Zalone perché è sicuramente uno che ce l’ha fatta. Che però ha lottato con i denti per essere quello che è adesso e che non si è arreso neppure quando la notte era scura e non si intravedeva l’uscita dal tunnel.

Oggi, che si è cimentato come regista per la prima volta, dichiara: “Io la parola regista non riesco neanche a ripeterla, mi intimidisce”.

Che poi, e Checco Zalone ne è un esempio, anche quando si raggiunge il successo e la notorietà, non bisogna mai dimenticare da dove si è partiti. La giusta dose di umiltà è necessaria per mantenere i piedi saldi a terra e guardare al futuro con realismo e determinazione.

 

 

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