Il giorno della Bambinella in Puglia tra Cucoli e Ricordi

Il giorno della Bambinella in Puglia tra Cucoli e Ricordi

19 Novembre 2019 0 Di Cristiana Lenoci

S’ u Natoil buon vu fej, dalla Bambnell a ‘ccmunzej” (“Se vuoi trascorrere un Buon Natale, dalla Bambinella devi cominciare”). Questo antico detto dialettale di Cerignola (Fg), esprime chiaramente l’importanza di una ricorrenza, quella della Bambinella, che si festeggia il 21 Novembre in questa cittadina pugliese dalla tradizione tipicamente agricola e contadina.

Se il consumismo detta legge sulla consuetudine di anticipare l’inizio delle festività natalizie addobbando le vetrine dei negozi a partire dagli inizi di Novembre, la tradizione cerignolana fa ufficialmente partire il periodo di festa proprio il 21 Novembre.

Dopo la Bambinella, o in quel giorno stesso, quando la famiglia di solito si riunisce al completo per mangiare i cucoli fritti, si allestiscono alberi, presepi e addobbi in casa.

Le origini della ricorrenza

Nella tradizione cattolica il 21 Novembre si celebra la commemorazione della Presentazione della Vergine Maria al Tempio. La Madonna era ancora una bambina quando fu consacrata a Dio. Per i cerignolani la Bambinella è da sempre una ricorrenza molto sentita, perché appunto dà il via alle festività di Natale ed è il primo momento di incontro tra parenti e amici che si ritrovano in prossimità della festa più attesa dell’anno. La tradizione vuole che il 21 Novembre si mangino i cucoli fritti, una specialità tipica di Cerignola che poi è stata rivisitata e adattata al moderno street food.

La Bambinella nei ricordi di un pugliese cerignolano al Nord

Abbiamo voluto parlare di questa ricorrenza dando la possibilità ad un pugliese di Cerignola che ormai da anni vive al Nord di ricordare la Bambinella di un tempo. Paolo, infermiere 49enne che vive a Milano, descrive così la Bambinella trascorsa in famiglia quando era piccolo.

Io me la ricordo la felicità, era fatta di famiglie che si riunivano per celebrare insieme le festività, le macchine senza aria condizionata, gli zii che arrivavano “dal nord” con l’alfasud color ruggine che Pasquale Amitrano scansati proprio, portapacchi pieni di valigie e le autostrade senza autovelox, senza il CIS viaggiare informati. Si partiva alla garibaldina e si arrivava quando si arrivava.

Ricordo i miei nonni che il giorno della Bambinella organizzavano tavolate con tutta la famiglia presente, riunita e pronta a fare incetta della tipica pietanza tradizionale: sua maestà “il panzerotto”.

Per noi bambini quella era la felicità, l’attesa di quel giorno, l’odore della frittura che saturava l’ambiente di buono, il rumore di quelle sedie pieghevoli, le cartellate a fine pranzo, le foto con i rullini, i discorsi tutti insieme, i bambini che facevano i bambini. Aveva il sapore dei panzerotti e delle frittelle con lo zucchero la felicità!

Noi, con un panzerotto e una Coca Cola, avevamo il paradiso. Si finiva tardi di pranzare, si parlava e si tornava a casa felici, senza bollette arretrate nei cassetti, con i momenti più belli stampati come cartoline nelle nostre menti, con la serenità nella testa e la speranza sempre a portata di mano.

Invece oggi ci facciamo sempre più foto senza il bisogno di andarle a sviluppare, e qui, ci hanno fregato l’attesa con buona pace di Gotthold Ephraim Lessing; partecipiamo ad eventi organizzati e devi rispettare i limiti, e qui, ci hanno fregato gli spazi.

Abbiamo voluto progredire ma, in realtà, ci siamo involuti con l’illusione di aver raggiunto traguardi non prefissati. Abbiamo inventato gli smartphone per connetterci con il mondo, e qui, ci hanno fregato la voglia di stare insieme. Io me la ricordo la felicità il giorno della bambinella e rimaneva a te, sui tuoi vestiti sotto forma di odore di frittura e non aveva password o codici di sblocco“.

Una “fotografia” della Bambinella di un tempo neanche tanto lontano: grazie Paolo, ci hai fatto emozionare.

Ricetta dei Cucoli fritti

Un tempo erano le donne che si mettevano in cucina a preparare chili e chili di cucoli fritti, sia vuoti che ripieni. Oggi anche alcuni uomini non disdegnano questa usanza, c’è chi si diletta a friggere i cucoli per poi mangiarli rigorosamente caldi e croccanti al punto giusto. Ce n’è per tutti i gusti: da quelli “classici” ripieni di mozzarella e pomodoro, a quelli piccanti con il tradizionale “sartascnidd”, passando per quelli con salumi vari o quelli per vegetariani, a base di verdura come cime di rape. Per la preparazione dei cucoli, bisogna partire dalla pasta. Si ottiene mescolando farina tipo 00 con acqua ed un cubetto di lievito sciolto nell’acqua tiepida. Si deve lavorare la pasta fino ad ottenere un composto omogeneo e consistente. Dopo di che, messa in un recipiente, la pasta va fatta riposare coperta da uno strofinaccio.

Quando il processo di lievitazione sarà ultimato, si procede a stenderla con l’ausilio di un matterello. Lo spessore ideale da ottenere è di circa 3 millimetri. Poi si taglia la pasta a forma a di rombi o quadrati, in modo tale da potervi inserire il ripieno. La farcitura dei cucoli è un momento che di solito accomuna un po’ tutta la famiglia: ad un rito così succulento chiedono spesso di potervi partecipare anche i più piccoli! Naturalmente ai cucoli si accompagna in genere un buon vino rosso o una birretta fresca.

Annunci