Premio Strega 2022: tra i dodici finalisti c’è il pugliese Mario Desiati con “Spatriati”

Premio Strega 2022: tra i dodici finalisti c’è il pugliese Mario Desiati con “Spatriati”

2 Aprile 2022 0 Di Cristiana Lenoci

Quello di Mario Desiati, scrittore pugliese originario di Locorotondo (Ba), è un romanzo che mixa in modo originale la lingua tedesca, quella italiana ed il dialetto salentino. Si intitola “Spatriati” (Einaudi), ed è stato scelto, insieme ad altri undici,  tra ben 74 titoli proposti dalla giuria, per far parte della rosa dei finalisti del prestigioso concorso letterario. La Puglia anche stavolta non delude, ed approda alla fase finale del Premio Strega con un romanzo che ha davvero tutti i presupposti per diventare un bestseller.

La cinquina degli autori sarà svelata l’8 Giugno prossimo, mentre per conoscere il vincitore dovremo aspettare il 7 Luglio.

In più occasioni l’autore pugliese, che ha vissuto tra la Puglia e Berlino, ha spiegato perché ha intitolato il suo libro “Spatriati”. “Spatriare non vuol dire solo espatriare, ma segnala anche una persona irregolare, fuori dalla visione comune, che non ha confini, non s’adegua alle regole; una persona che non ha frontiere”, ha detto.

La trama del libro

Claudia entra nella vita di Francesco in una mattina di sole, nell’atrio della scuola: è una folgorazione, la nascita di un desiderio tutto nuovo, che è soprattutto desiderio di vita. Cresceranno insieme, bisticciando come l’acqua e il fuoco, divergenti e inquieti. Lei spavalda, capelli rossi e cravatta, sempre in fuga, lui schivo ma bruciato dalla curiosità erotica. Sono due spatriati, irregolari, o semplicemente giovani. Un romanzo sull’appartenenza e l’accettazione di sé, sulle amicizie tenaci, su una generazione che ha guardato lontano per trovarsi.

Claudia è solitaria ma sicura di sé, stravagante, si veste da uomo. Francesco è acceso e frenato da una fede dogmatica e al tempo stesso incerta. Lei lo provoca: lo sai che tua madre e mio padre sono amanti? Ma negli occhi di quel ragazzo remissivo intravede una scintilla in cui si riconosce. Da quel momento non si lasciano piú. A Claudia però la provincia sta stretta, fugge appena può, prima Londra, poi Milano e infine Berlino, la capitale europea della trasgressione; Francesco resta fermo e scava dentro di sé. Diventano adulti insieme, in un gioco simbiotico di allontanamento e rincorsa, in cui finiscono sempre per ritrovarsi. Mario Desiati mette in scena le mille complessità di una generazione irregolare, fluida, sradicata: la sua.

Quella di chi oggi ha quarant’anni e non ha avuto paura di cercare lontano da casa il proprio posto nel mondo, di chi si è sentito davvero un cittadino d’Europa. Con una scrittura poetica ma urticante, capace di grande tenerezza, dopo Candore torna a raccontare le mille forme che può assumere il desiderio quando viene lasciato libero di manifestarsi. Senza timore di toccare le corde del romanticismo, senza pudore nell’indagare i dettagli piú ruvidi dell’istinto e dei corpi, interroga il sesso e lo rivela per quello che è: una delle tante posture inventate dagli esseri umani per cercare di essere felici.

Biografia dell’autore

Mario Desiati, nato a Locorotondo (Ba) nel 1977, è cresciuto a Martina Franca occupandosi di cronaca politica e sportiva su giornali locali tra cui «Il Corriere della Valle d’Itria». In seguito alla laurea in Giurisprudenza conseguita a Bari nel 2000 ha lavorato in uno studio legale e pubblicato saggi sulla responsabilità civile. Nel 2003 si è trasferito a Roma, dove è stato caporedattore della rivista «Nuovi Argomenti» ed editor junior della Arnoldo Mondadori Editore. Dal 2008 a ottobre 2013 si è occupato della direzione editoriale di Fandango Libri confluita oggi nel gruppo indipendente Fandango editore. Ha scritto e pubblicato poesie, antologie, saggi e romanzi. Collabora con «La Repubblica» e «L’Unità». Da un suo romanzo è stato tratto il film Il paese delle spose infelici.

Ha pubblicato, tra gli altri libri, Neppure quando è notte (peQuod, 2003), Le luci gialle della contraerea (Lietocolle, 2004), Vita privata e amore eterno (Mondadori, 2006, premio Paolo Volponi per l’impegno civile), Il paese delle spose infelici (Mondadori, 2008), Foto di classe (Laterza 2009), Candore (Einaudi, 2016). Il suo Ternitti (Mondadori, 2011) è entrato a far parte della cinquina dello Strega.

Il commento di Alessandro Piperno al libro di Desiati

Lasciatemi dire, anzitutto, che sono pochi gli scrittori italiani contemporanei che abbiano saputo imprimere al proprio itinerario letterario una coerenza così implacabile. Dai tempi lontani Desiati ha saputo restare fedele al suo mondo con un’ostinazione sorprendente. Ecco, a mio giudizio, Spatriati è il suo libro migliore, il fiore della maturità, quello in cui i temi, le atmosfere e lo stile raggiungono una sintonia incantevole. C’è qualcosa allo stesso tempo di magico e sinistro nel pezzo di Puglia dove nascono, vivono e soffrono i personaggi di Desiati quasi tutti provenienti dalla piccola borghesia rurale. Rivelano un’inquietudine fatta di slanci romantici e appetiti sessuali, da un amore complicato per la terra d’origine e un desiderio altrettanto complesso di fuggire verso metropoli violente e inospitali.

La sua prosa è un crocevia di registri deliberatamente antitetici: lirismo e causticità, sentimentalismo e ferocia. Per ottenere questi effetti, Desiati mescola con mano sempre più salda forbitezza letteraria e inflessioni colloquiali, talvolta persino dialettali ma senza mai inciampare nel pittoresco. Occorre sottolineare che questo impasto linguistico consente a Desiati di scrivere scene di sesso straordinariamente plausibili, e per questo persuasive e mai ridicole. Chi sono gli spatriati? Mi verrebbe da dire che sono i “marinai scordati su un’isola” della famosa poesia di Baudelaire, quindi tutti noi”.

Mario Desiati, stralci di intervista

Spatriati l’ho scritto fra l’ottobre del 2015 e il luglio del 2019, Sì, ci vuole tempo. Salvo le illuminazioni, quegli stati di grazia che hanno alcuni e che forse capitano solo in certi momenti della vita. Ma sono rarissimi, penso ai cinquantadue giorni in cui Stendhal scrisse La Certosa di Parma, un romanzo monumentale, perfetto, ma era Stendhal ed era baciato dagli dei in quel momento. Gli scrittori cercano per tutta la vita quel bacio, e sono così rari i baci e forse anche gli dei“.

Il mio romanzo, “Spatriati”, è un inno a gli incerti, gli irregolari, gli inclassificabili, a volte i balordi o gli orfani, oppure celibi, nubili, girovaghi e vagabondi, o forse, nel caso che ci riguarda, i liberati”. (da “Repubblica”).

Perché leggere questo libro

In ognuno di noi c’è uno spatriato che, forse, tenta per tutta la vita di trovare la sua isola felice. Ciascuno può facilmente riconoscersi e immedesimarsi nei personaggi del libro di Desiati. Il che, oggi, non è affatto facile né tantomeno scontato.