Serena Piazzolla: il mio non è un cervello in fuga, e vi spiego perché

Serena Piazzolla: il mio non è un cervello in fuga, e vi spiego perché

24 Settembre 2019 0 Di Cristiana Lenoci

Partire è un po’ morire”, recita un antico adagio. E se a morire, partendo, fosse una parte di noi, quella che si crogiola nella sicurezza, nella confort-zone di una vita senza rischio e priva di mordente? La storia di  Serena Piazzolla, 28 anni, pugliese di Margherita di Savoia (BAT) è emozionante perché è quella di una giovane che, nonostante le paure e le insicurezze, decide di cambiare vita e lasciare la famiglia e gli affetti per diventare una persona migliore.

L’obiettivo di Serena, quando è partita dal suo paese di origine, non era solo quello di crescere professionalmente, ma anche di accumulare esperienze di vita. Attualmente Serena, laureata in “Disegno Industriale” ricopre il ruolo di  Noe Vip Manager e TeamLeader presso una società di shopping online che ha diverse filiali in tutto il mondo, “  Vestiarie Collective”. Ma-come lei stessa ammette-  non è stato facile, anche se ne è valsa la pena e rifarei tutto allo stesso modo”.

” Se oggi mi trovo qui a Londra a fare un lavoro che mi piace e che mi gratifica, devo dire grazie ai miei genitori, che mi hanno spronato ad andare via per cercare un luogo migliore in cui poter mettere a frutto le mie potenzialità. Io sono figlia unica, la mia famiglia non naviga nell’oro (mio padre è impiegato comunale, mia madre infermiera), ma mi ha sempre appoggiato nelle scelte che ho fatto, fornendomi sostegno e ascolto tutte le volte che ne ho avuto bisogno“, esordisce Serena, che abbiamo raggiunto telefonicamente, visto che ora abita stabilmente a Londra.

R: Come è stato il tuo percorso di studi?

SP: Ho frequentato il Liceo Classico, poi ho deciso di iscrivermi all’Università per frequentare il corso di studi in “Disegno Industriale” (a numero chiuso). Ho partecipato alle selezioni per entrare in diverse università, ma ho scelto San Marino (che è un distaccamento dello IUAV di Venezia, che è sicuramente un’università assai prestigiosa). Sono quindi partita da Margherita di Savoia, città del mare e delle saline, per andare a vivere a San Marino, dove ho preso casa con altre studentesse. Il distacco dalla mia famiglia, per me che sono sempre stata un po’ “mammona”, è stato traumatico. Dopo la laurea ho capito che è importante conoscere la lingua inglese e ho pensato che sarebbe stato utile approfondirne lo studio.

Ero pronta per fare un’esperienza all’estero, ma non volevo che la mia scelta pesasse sul budget della mia famiglia. Mi sono quindi iscritta ad un sito specializzato che si occupa di far incontrare famiglie che hanno bisogno di una “ragazza alla pari” e giovani che hanno voglia di partire per un’esperienza di questo tipo. Ho trovato una famiglia in Irlanda, e sono partita. In realtà mi sono un po’ forzata a farlo, era agosto e faceva caldissimo. Quando sono arrivata in Irlanda, a Cork, c’erano sui 15°, era tardi e mi sono ritrovata a cenare da sola perché tutta la famiglia dormiva. Ricordo ancora le emozioni provate in quel momento e il disorientamento nel trovarmi completamente sola.

R: Dall’Irlanda ti sei poi ritrovata a Londra, dove tutt’ora vivi: come è avvenuto?

SP: La ragazza alla pari si occupa di baby-sitting e di faccende domestiche se richiesto, ed in cambio le viene offerto vitto, alloggio e un piccolo rimborso spese. Io ad esempio percepivo 100 euro a settimana, che sono riuscita a mettermi da parte. Mi occupavo di due bimbe di 3 e 4 anni, dovevo accompagnarle a scuola e preparare da mangiare da loro, oltre che svolgere qualche faccenda domestica. E’ stata una bellissima esperienza che mi ha temprato molto, avevo difficoltà con la lingua, ho frequentato anche una scuola per sopperire alle lacune che avevo.

Nel frattempo il mio fidanzato di allora, conosciuto all’Università, era partito per Londra e mi aveva chiesto di raggiungerlo. Aveva trovato un lavoro come cameriere, e io dopo poco tempo sono andata a vivere con lui. O meglio, vivevamo in una casa con altre dieci persone (anche questa esperienza davvero “fortificante” e non priva di problemi). Il primo mese a Londra ho lavorato come addetta alla reception in un ristorante. Il mio inglese era mediocre, ma era migliorato tantissimo rispetto ai primi tempi in Irlanda, e questo mi rincuorava molto. Dopo qualche tempo abbiamo cambiato appartamento e siamo andati a vivere con una coppia che avevamo conosciuto. Ho trovato un altro lavoro come commessa in un negozio di calzature.

R: Quando è arrivata la svolta?

SP: Le svolte arrivano quando meno te le aspetti, e devi essere sempre pronto/a a coglierle. Anche se avevo trovato un’occupazione provvisoria, continuavo ad inviare curriculum per arrivare al mio obiettivo e avanzare nella carriere professionale. E così il mio curriculum è capitato tra le mani di una redattrice di una famosa rivista di moda che ha mi messo in contatto con l’azienda per cui lavoro tutt’ora, “Vestiaire Collective”, che stava cercando persone da assumere. L’azienda, che ha sede in Francia, possiede uffici anche in Italia, Hong Kong e New York. Sono stata chiamata per un colloquio e devo dire che ai selezionatori sono piaciuta subito. Forse hanno apprezzato la mia personalità, o forse il fatto che sono una persona semplice, e non la classica “patita della moda”.

Inizialmente sono stata assunta con un contratto base nel ruolo di “Assistente”, poi con il tempo e la determinazione sono cresciuta parecchio. Adesso rivesto il ruolo di NOE VIP Manager e Team Leader, e devo dire grazie ai miei “capi” per avermi dato questa possibilità. In Italia c’è ancora troppo “nonnismo”: per carità, anche io ho fatto la gavetta, ma durante i miei inizi sono stata sempre spronata a fare di più e meglio da persone che, fin da subito, hanno apprezzato il mio modo di lavorare. Insomma, non hanno avuto paura di farmi crescere!

R: La tua esperienza all’estero di sicuro è stata positiva. Ti reputi uno dei tanti “cervelli in fuga” oppure non hai rimpianti per le scelte fatte?

SP: Vivere all’estero è un’esperienza formativa a 360°. E’ importante essere consapevoli che al di fuori del proprio paese, per quanto bello e accogliente possa essere, vi è ben altro sotto tanti punti di vita. Io vivo in casa con due ragazze straniere: una della Malesia e l’altra della Cina. Quando ci ritroviamo di sera, a cena, mi rendo conto che non abbiamo difficoltà a comunicare, siamo molto affini, non vi è alcuna differenza tra noi. Questo continuo scambio e confronto tra persone appartenenti a culture diverse è davvero stimolante e arricchente. Io cerco di prendere il meglio da ogni persona che conosco e frequento.

E’ necessario partire, viaggiare, lasciare casa per comprendere che “fuori” c’è davvero tanto. Poi si può pure decidere di tornare, ma quando lo fai sei sicuramente una persona diversa rispetto a quando sei partita. Io non mi reputo un “cervello in fuga” dall’Italia: io amo il mio Paese ma sono realista e consapevole che c’è ancora tanta strada da fare per assicurare ai giovani un futuro brillante (e non solo in ambito professionale).

R: Tu  hai qualche consiglio per affrontare al meglio questa esperienza?

SP: Per scelta io ho sempre cercato di frequentare gruppi diversi, preferibilmente formati da persone del posto o persone straniere con una cultura diversa dalla mia. Solo integrandosi con le persone originarie del luogo (ad esempio gli inglesi) e non frequentando esclusivamente italiani si può crescere e migliorare come individui. Altrimenti si tende a ripetere gli stessi clichè senza mai confrontarsi con realtà nuove e stimolanti.
A Serena auguriamo tanta fortuna, ovunque lei decida di vivere. In fondo Non vi è proverbio più vero del “  Tutto il mondo è paese!”

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