Troia: il borgo pugliese tra storia, leggenda e folklore

Troia: il borgo pugliese tra storia, leggenda e folklore

26 Maggio 2020 0 Di Cristiana Lenoci

Chi arriva in Puglia ha davvero l’imbarazzo della scelta: sono tanti, infatti, i borghi medievali che costellano l’intera regione, e sono tutti gioielli preziosissimi ricchi di storia, tradizioni e folklore. Oggi vogliamo portarvi a fare un giro virtuale a Troia, ridente paesino dei Monti Dauni, in provincia di Foggia.

Un pò di Storia

Troia è un affascinante e suggestivo borgo pugliese, custode di tesori antichi ed inestimabili donati dalla Storia. La leggenda vuole che le sue origini siano da attribuire a Diomede, e siano antichissime (siamo agli albori del XI secolo). Con molta probabilità il centro abitato inglobò la “città vecchia” preesistente, e la cui fondazione si perde nella notte dei tempi.

Il primo insediamento umano che si formò nel luogo in sorge oggi Troia era inizialmente di tipo rurale e dedito alla caccia. Poi, a partire dal VI-V secolo, diventò un centro politico e culturale punto di riferimento nella Magna Grecia.

Divenuta “Aecae” in epoca romana, Troia si trasformò in un centro di primaria importanza, data la sua posizione lungo la fitta rete viaria che collegava Roma all’Oriente. Strabone, Livio e Polibio, autori romani, furono i primi a riportare notizie certe sull’esistenza di questo “municipium”. Tra la fine della Repubblica e l’inizio dell’Impero Romano Aecae raggiunse il massimo sviluppo.

Secondo la tradizione, Aecae venne distrutta da Costante e poi ricostruita nel XI secolo, come roccaforte bizantina. Dei successivi quattro secoli si è persa ogni traccia, ma quasi sicuramente il municipium restò in vita, data la presenza di chiese, casali, conventi e due monasteri (uno benedettino, l’altro basiliano), tra di loro ben collegati.

Accanto a tale agglomerato o come ampliamento di questo fu costruita la cittadina a cui venne attribuito il nome di “Troja”. A cavallo tra l’XI e il XII secolo ospitò ben quattro Concilii in 40 anni. La storia di questa città pugliese si intreccia così in maniera indissolubile con quella della Chiesa, che infatti ha lasciato un solco indelebile nell’arte e architettura del Borgo. Simbolo del passato religioso della città è lo splendido rosone di quel gioiello del romanico pugliese che è la Cattedrale, i cui lavori cominciarono nel 1093 e si conclusero nel 1119.

Cosa vedere a Troia

Ci sono molte chiese antiche e interessanti dal punto di vista architettonico, a Troia. A cominciare dalla Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta, capolavoro del XI secolo, che fonde stilemi romanici con elementi bizantini, famosa per il suo Rosone, esemplare unico al mondo. Gli interni sono caratterizzati da meravigliose colonne, un bellissimo pergamo in pietra scolpita a bassorilievo, e dagli affreschi dedicati alla Vergine. Tra le altre Chiese da visitare vi è quella di San Basilio Magno, che è la Chiesa più antica di Troia, aventi origini protoromaniche, che si presenta sobria ed austera, nonostante sia stata rimaneggiata in epoca barocca. La Chiesa di San Francesco, risalente al Settecento, presenta un esterno lineare e degli interni in stile Rococò. La Chiesa dell’Addolorata, un tempo dedicata al culto di San Benedetto, conserva al suo interno le decorazioni settecentesche, gli affreschi e una pala del troiano Giovanni Petruzzi e la statua della Madonna Addolorata di Giacomo Colombo. Poi c’è la bellissima Chiesa di San Domenico, di origini trecentesche, con una torre campanaria con cuspide a cipolla che, crollata con il terremoto del 1930, venne sostituita dal campanile a vela con tre archetti che si trova attualmente.

A Troia fanno bella mostra anche molti edifici gentilizi, come il Palazzo dei Gesuiti (o Tricarico), la cui facciata è decorata a bugnato a punta di diamante, e presenta una finestra con due leoni provenienti da un monastero benedettino, e Palazzo San Domenico. Questo, in particolare, nasce sui resti del castello distrutto da Federico II e che fu monastero. Bellissimi inoltre i prospetti e le corti di Palazzo Antinozzi, Palazzo Siliceo e Palazzo Varo.  Il Palazzo vescovile ospita la Curia, l’Archivio vescovile, l’Archivio capitolare e tutti gli atti e i documenti della ex Diocesi di Troia, nonché diversi tesori artistici come le tele di Francesco Solimena e “La Flagellazione” attribuita al Parmigianino.

Il Palazzo D’Avalos è attualmente sede del Museo Civico. Questo bel palazzo seicentesco ospita il Municipio e il Museo Civico, nel quale sono conservati alcuni reperti di varie epoche. Nei pressi del borgo sorge il sito archeologico Vaccarizza, che ha dato alla luce reperti risalenti al periodo compreso tra il IX e il XII secolo, e certamente nasconde ancora molti tesori del passato.

Cosa gustare a Troia

Legati a Troia vi sono due prodotti tipici diffusi e rinomati in tutta Italia e non solo: il Nero di Troia, vino rosso realizzato da un vitigno autoctono, dotato di una grande “personalità” e caratteri organolettici di forte tipicità, con note fruttate e sapore deciso, e la Passionata, un dolce tipico buonissimo a base di mandorle e ricotta.

Contatti

Per info e contatti sul borgo potete consultare il sito ufficiale del Comune di Troia: www.comune.troia.fg.it (recapito telefonico 0881-978433). C’è anche la Pro Loco, cui rivolgersi per informazioni su turismo ed eventi a Troia: www.prolocotroia.it (recapito telefonico 345-1533487).

Riti e Folklore

Oltre ai suggestivi Riti della Settimana Santa (come la Processione del Bacio, che si svolge la mattina di Pasqua), a Troia si svolgono altri interessi eventi folkloristici come la tradizionale Sagra della Cotta Cotta, un piatto a base di trippa bovina, che si tiene nel mese di Agosto. A Luglio invece si festeggiano i Santi Patroni (S. Eleuterio, S. Ponziano, S. Secondino, S. Urbano, S. Anastasio e Sant’Anzia), nei giorni del 18, 19 e 20 Luglio.

Forse non tutti sanno che…

Ecco alcune curiosità storiche riguardanti questo borgo pugliese. Si racconta che, accampato con le sue truppe presso la città, Federico II pretese dalla stessa rifornimento di cibo. I Troiani, per tutta risposta, gli inviarono pane duro, cipolle e aceto. Dopo circa tre anni dall’episodio, l’imperatore si vendicò dell’affronto subito, radendo al suolo la cittadina.

Durante gli scontri tra i Valois e gli Asburgo (1527) la città diede asilo ai soldati spagnoli. Assediati dalle truppe francesi, i Troiani fecero fuggire gli uomini di Carlo V, beffando i francesi. A perenne ricordo dell’arguzia dimostrata dalla città, l’imperatore ne modificò lo stemma. Alla scrofa con 7 porcellini sostituì i cinque serpenti guizzanti da un’anfora d’oro.

Antonio Salandra, eminente cittadino di Troia, fu Presidente del Consiglio tra il 1914 e il 1916 e passò alla storia per aver dichiarato guerra all’Austria, coinvolgendo di fatto l’Italia nel primo conflitto mondiale. Si narra che alcuni parlamentari si rivolsero a lui apostrofandolo “illustre figlio di Troia”, e che egli rispose: “Ciò che per me fu patria, per voi è madre!”.