Asili nel Bosco, una nuova pedagogia per i bimbi: ce ne parla l’educatrice Maria Principalli

Asili nel Bosco, una nuova pedagogia per i bimbi: ce ne parla l’educatrice Maria Principalli

31 Marzo 2019 0 Di Vincenzo Barnabà

E’ scientificamente provato che il contatto con la natura favorisca alcuni processi mentali come l’apprendimento: è questo uno dei capisaldi della “educazione in natura”, la pedagogia che, attingendo dall’esperienza ormai datata di alcuni Paesi del Nord Europa come la Svezia e l’Olanda, si sta diffondendo anche in Italia attraverso la realizzazione di “Asili nel bosco” o “Asili del mare”. Il progetto pilota di Asilo nel bosco è quello di Ostia Lido, nato circa sei anni fa, sulla cui falsariga stanno nascendo nuovi modelli di centri educativi immersi nella natura.

L’opportunità di offrire ai bimbi più piccoli una spiaggia o un giardino come “aula” per apprendere in libertà è ancora vista da alcuni come un qualcosa di “rivoluzionario”, che mira a stravolgere il sistema scolastico ormai consolidato. In realtà le due realtà possono coesistere, e anzi è auspicabile che vi sia in futuro un’interazione tra la pedagogia tradizionale e l’educazione in natura. Anche in Puglia cominciano a nascere progetti educativi di questo tipo. Ne parliamo con Maria Principalli, educatrice e referente regionale Manes- Asilo e Scuole del Bosco e del mare– di Taranto, che ha partecipato ad Orys Fest Pedagogia della Felicità a Cerignola (Fg).

Quali sono i benefici dell’educazione in natura?

I bambini oggi trascorrono troppo tempo in casa o in ambienti chiusi. E purtroppo è tanto anche il tempo che i bimbi passano seduti davanti ad uno schermo (che si tratti di uno smartphone, di un tablet o della tv). È invece opportuno, per il loro benessere psico-fisico, realizzare un equilibrio tra le ore trascorse all’aperto e quelle passate al chiuso. L’educazione in natura permette ai più piccoli di interagire con uno spazio aperto dando loro la possibilità di giocare in modo spontaneo, utilizzando i più disparati elementi naturali, oppure organizzando attività che prevedono l’utilizzo di materiali come l’argilla, senza però forzarli alla creazione o realizzazione di un qualcosa, ma accentuandone il momento manipolativo, che a mio avviso è ancora più importante.

Ci racconti il tuo approccio personale a questo metodo educativo?

Io provengo dal mondo dell’ambientalismo (sono tarantina), e il mio approccio verso questo nuovo tipo di pedagogia viene dalla constatazione e dall’osservazione che siamo poco attenti ormai all’ambiente che ci circonda: ciclicità delle stagioni, alimentazione naturale, ecc. Frequentare un asilo nel bosco o del mare fa bene ai bimbi, ma anche agli adulti. Quando si parla di pedagogia si comprendono i vari stadi dell’età evolutiva. Lavorare in un ambiente più rilassante per adulti e bambini favorisce in maniera spontanea e naturale il processo di apprendimento, attraverso l’abbassamento dei livelli di stress e l’esposizione a stimoli sensoriali che noi adulti ad esempio abbiamo quasi dimenticato. Oggi, che c’è una maggiore sensibilizzazione per la questione ambientale, c’è anche più consapevolezza circa le esigenze dei bambini. Non è normale che questi restino fermi e zitti per otto ore, e purtroppo a scuola per lo più trascorrono il tempo seduti ai banchi senza potersi muovere. Negli asili del bosco, invece, i bimbi possono muoversi liberamente e siccome il movimento genera in loro gioia e godimento, anche l’apprendimento diventa un processo spontaneo e senza forzature.

Cosa diresti ai genitori che vogliono intraprendere questo percorso con i loro figli?

Molti non sono ancora a conoscenza della possibilità di offrire un’educazione in natura. Ultimamente però stanno nascendo percorsi formativi all’interno delle scuole e corsi universitari sull’argomento. Sono tanti gli insegnanti attratti da questa nuova forma di pedagogia e i genitori che vorrebbero che i loro figli frequentino un asilo di questo tipo. Io dico che un percorso educativo così fa bene sia ai bambini che agli adulti.

Hai un motto personale che ti guida?

Quest’epoca ha bisogna di cura verso piccoli, adulti e ambiente. Partendo da questo presupposto viene da sé optare per nuove forme educative che perseguono questo fine.

Qual è secondo te la differenza tra i bimbi che frequentano un asilo nel bosco rispetto agli altri?

I bimbi inizialmente sono spaesati, molti si trovano per la prima volta in un ambiente aperto per fare un gioco spontaneo, non organizzato. Molti sono scoordinati nel correre, hanno paura di fare capriole. Oggi i bimbi sono spaventati da attività che sono sempre state tipiche dei più piccoli e stanno perdendo la consapevolezza del proprio corpo. Gli asili nel bosco cercano proprio di scongiurare il rischio che i bambini possano scollegarsi dalla realtà, cercando di stimolare l’esplorazione e la creatività con il contatto diretto (e non mediato) con l’ambiente circostante.

Asili nel bosco come scuole del futuro?

Perché no? Anche a livello istituzionale qualcosa si sta muovendo, e tra qualche anno saranno sempre di più i genitori e gli insegnanti che sceglieranno di mettere su un asilo del bosco o del mare. I presupposti ci sono anche da noi in Puglia, l’interesse verso queste realtà è in rapida crescita.