Due Novembre: in Puglia si aspetta la calza dei morti

Due Novembre: in Puglia si aspetta la calza dei morti

1 Novembre 2019 0 Di Cristiana Lenoci

Ricordo una bambina ingenua e credulona che nella notte a cavallo tra l’1 e il 2 Novembre dormiva poco e restava nel suo letto ad ascoltare i rumori nel buio della casa. I suoi genitori le avevano detto che in quella notte sarebbero arrivati i Morti a lasciare le calze con tante leccornie all’interno, a patto però che avesse fatto “la brava”.

Quella bambina ripercorreva allora, con gli occhi chiusi ma le orecchie in tensione, gli ultimi giorni che precedevano il 2 Novembre, ossia il Giorno dedicato alla Commemorazione dei Defunti. Le veniva in mente qualche capriccio, piccole marachelle, bugie innocenti che però in quel momento apparivano come il massimo della colpa da espiare.

“Ho detto qualche bugia, quindi domani i Morti non mi porteranno la calza con cioccolate e caramelle, ma solo un bel po’ di carbone!”, pensava tra sé, mentre una strana angoscia si impadroniva di lei.

Il mattino arrivava presto: alle sette del mattino, scalza, la bambina percorreva la casa in lungo e in largo alla ricerca della “calza dei morti”. I genitori, ancora dormienti, la sentivano agitarsi e sorridevano. Poi arrivava dopo poco nella loro camera da letto con il “trofeo” in mano: una calza piena di leccornie di ogni tipo che traboccavano da ogni parte.

“Allora sono stata brava, hai visto mamma?”, esclamava la bimba, visibilmente sollevata. Aveva trascorso la notte ad immaginare la delusione di trovare una calza sì, ma ripiena di carbone scuro.

Che poi, si sa, anche il carbone è dolce e ha un sapore buonissimo (lo avete mai provato)?

Una tradizione antica del Sud Italia

Mentre in alcune zone d’Italia e del Sud la calza è un dono della Befana, in Puglia è un rito strettamente collegato al Giorno in cui si festeggia la memoria dei Defunti.

Alcuni studi antropologici, come quello condotto da Giuseppe Pitrè, hanno rilevato l’origine della tradizione della calza nel fatto che le anime dei morti rubavano ai ricchi commercianti, fruttivendoli e pasticceri per portare qualche dolce regalo ai propri cari. C’è chi attribuisce al gioco della caccia al tesoro per trovare la calza nascosta una valenza educativa: i bambini cominciano ad avere un approccio con la morte realistico ma non traumatico.

In passato le calze, fatte di lana, venivano colmate di frutti della terra, di tutto ciò che la terra generosa forniva in quel periodo: cachi, manderini, frutta secca.

I nonni raccontano ai nipoti che, ai loro tempi, non tutti potevano permettersi economicamente di acquistare le calze per tutti i figli, ma ce la mettevano tutta, anche a costo di fare dei sacrifici. Perché la tradizione era importante e credevano fosse un gesto davvero educativo per i più piccoli.

Oggi un po’ sta scemando, ma per quanto possibile i giovani genitori dovrebbero  dare meno importanza al “dolcetto o scherzetto” e più alla tradizione, affinchè ne resti traccia per sempre nelle future generazioni.

 

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