Giovanni Infante, foggiano e giovane Manager Uniqlo: da Londra a Milano senza mai dimenticare la Puglia

Giovanni Infante, foggiano e giovane Manager Uniqlo: da Londra a Milano senza mai dimenticare la Puglia

3 Ottobre 2019 0 Di lamiapugliablog

Continua il nostro “viaggio” tra le storie di pugliesi che hanno deciso di studiare e restare all’estero, di quelli che sono ritornati e di quelli che non sono mai partiti, investendo tutte le proprie energie in un progetto made in Puglia. Oggi vi raccontiamo la bella storia di Giovanni Infante, un giovanissimo foggiano che ricopre il ruolo di Assistant Manager presso Uniqlo Italy, una delle catene di abbigliamento più famose al mondo. Partito dalla Puglia con poca conoscenza della lingua inglese, Giovanni ha raggiunto Londra. E da qui è cominciata la sua “avventura”.

R: Ciao Giovanni. Hai 24 anni e già parecchia esperienza professionale alle spalle. Ci parli del tuo percorso universitario e della tua decisione di partire per l’estero?

GI: A settembre 2014 mi sono iscritto alla facoltà di scienze della comunicazione di Bologna, con il sogno di diventare giornalista. Gli anni in Emilia sono stati fantastici, e il percorso di studi è sempre andato bene senza mai avere intoppi o ritardi. Però una volta entrato nell’ambiente della comunicazione, mi sono reso conto che il percorso che mi attendeva per diventare un giornalista professionista era più lungo del previsto, e avrebbe comportato tanti altri anni di studio e gavetta. Inoltre nell’estate tra secondo e terzo anno di università decisi di andare a lavorare 3 mesi a Londra come esperienza estiva, e conobbi la prospettiva lavorativa che offriva Uniqlo. Dunque una volta laureato nell’estate 2017, decisi di lasciare la strada del giornalismo per trasferirmi in Inghilterra e dedicarmi al mio attuale lavoro.

R: Sei partito senza conoscere bene la lingua inglese. Cosa consigli ad un ragazzo/a giovane come te che vorrebbe provare questa esperienza ma sente la conoscenza della lingua straniera come un limite insormontabile?

GI: Il mio consiglio è cercare di stare il meno possibile con gli italiani all’estero, almeno nei mesi iniziali. Più si ascolta parlare la lingua più si impara. Tempo 3 mesi e sei in grado di capire tutto e rispondere, dopo 6 puoi tenere tranquillamente una conversazione. Ma se si inizia a vivere con italiani, lavorare con italiani e frequentare solo i propri connazionali non si impara la lingua, e sinceramente non ci si gode a pieno l’esperienza.

R: A soli 24 anni ricopri un ruolo manageriale di tutto rispetto. Hai sicuramente meritato di ottenerlo, ma in Italia pensi che sarebbe stato più difficile arrivare a tali livelli?

GI: In Italia non avrei neanche saputo da dove iniziare. Conosco i tempi di carriera di altre compagnie multinazionali, e sono lunghissimi. Ma oltre alla nazione quello che fa la differenza è l’azienda.

In un’azienda già presente in massa in Italia e senza prospettive di espansione, il personale è già stabilito e ognuno ha il suo grado. Il tuo superiore non cresce perchè l’azienda non cresce, e di conseguenza rimani bloccato nel tuo grado anche tu. Uniqlo è in fase di espansione, e più store significa necessità di più Managers. In questo modo c’è possibilità di crescita per tutti fino al momento che si sarà stabilito in tutta la nazione.

R: Il  legame con la tua città d’origine, Foggia, è molto forte? Molti giovani foggiani lasciano a malincuore la loro casa e gli affetti per cercare altrove un futuro professionale migliore e soprattutto meritocratico. Tu cosa ne pensi?

GI: A malincuore devo dire che fanno bene. Amo la mia terra, ma il pensiero di restare a viverci non mi ha mai sfiorato. Foggia potrebbe essere un punto centrale del panorama nazionale, ha un territorio pieno di risorse, una provincia varia e vasta, e si trova in una posizione strategica e di comunicazione tra molte città. Quella che poteva essere un capoluogo del sud è diventato un grande paese, dove la gente torna per trovare i parenti, per le feste e per passare l’estate sul Gargano.

R: Cosa sognavi di fare “da grande”? Ti senti “arrivato” o ritieni di avere ancora molto da imparare nel settore di cui ti occupi e in generale?

GI: Da grande volevo fare il giornalista sportivo, magari anche il telecronista di partite di calcio. Ora non mi sento assolutamente arrivato. Sento di aver trovato la mia strada e di aver raggiunto un primo traguardo, cioè quello di raggiungere l’indipendenza economica. Come me, i ragazzi della mia generazione sono cresciuti con i concetti di “crisi economica” e “Contratto determinato”. Sono contento di aver superato questo scoglio abbastanza velocemente, ma ovviamente conto ancora di crescere tanto all’interno dell’azienda.

R: Se potessi tornare indietro, rifaresti lo stesso percorso che hai fatto o cambieresti qualcosa?

GI: Non cambierei assolutamente nulla. Onestamente devo riconoscere che oltre alle mie capacità, nel mio percorso tante volte ho avuto anche fortuna nel superare certi ostacoli. Ad oggi niente da rimproverarmi, in futuro vedremo.

R: La tua famiglia ti ha sempre appoggiato nelle scelte fatte o hai avuto qualche veto/limite dai tuoi familiari?

GI: La mia famiglia è stata ed è fantastica. Una delle mie grandi fortune è aver avuto due genitori molto intelligenti e razionali, che non mi hanno mai trasmesso paure o imposto limiti stupidi. Mi hanno trasmesso il senso del lavoro e la capacità di sapermi arrangiare in ogni situazione. Non sono stati troppo “appiccicosi” e hanno sempre creduto in me, spesso facendomi fare di testa mia anche quando loro non erano d’accordo. Sarò sempre debitore con le persone che hanno contribuito a farmi essere quello che sono oggi.

Londra come trampolino di lancio per una carriera che si preannuncia ricca di soddisfazioni: complimenti Giovanni e in bocca al lupo!

Uno store Uniqlo
L’esterno di uno store Uniqlo
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