Le antiche radici del Tarantismo: il fascino della Pizzica

Il suono impetuoso del tamburello, le giravolte su se stessi, il caldo estivo che fa sudare e brillare la pelle: sono tutti elementi che rimandano alla descrizione della “Pizzica”. L’etimologia della parola “pizzica” deriva dal verbo “pizzicare”, e si riferisce al dolore provocato dal morso della tarantola (Lycosa tarantula), un ragno velenoso comune in Puglia, soprattutto nell’area di Taranto e del Salento.

Le origini della pizzica e il Tarantismo

L’unico riferimento scritto alla pizzica fa riferimento al 1797, quando persino il sovrano Ferdinando IV di Borbone, durante una visita diplomatica a Taranto, venne invitato a ballare al ritmo della pizzica.

La pizzica è un ballo popolare che affonda le sue radici in tempi antichissimi, e si lega alle pratiche all’epoca piuttosto diffuse del “Tarantismo”. I “pizzicati” erano coloro (soprattutto donne e per lo più lavoratrici dei campi) che venivano morsi dalla tarantola (ma anche da altri animali velenosi, come serpenti e scorpioni) durante la raccolta del grano, quando era molto alto il rischio di incontrare queste specie all’interno dei campi. Pare che l’unico modo per scacciare il veleno era quello di ballare fino allo sfinimento.

La musica, in questo contesto, diventava un vero e proprio esorcismo. I suonatori di tamburello, violino, armonica a bocca e altri tipi di strumenti (il cui numero variava da un minimo di dieci fino a trenta) arrivavano presso l’abitazione del tarantolato oppure nella piazza principale del paese e cominciavano ad intonare una pizzica dal ritmo incalzante e delirante che poteva durare anche per giorni interi, che induceva uno stato di trance che terminava solo quando il malessere provocato dal veleno veniva eliminato attraverso vomito, crisi epilettiche e svenimenti.

Diffusione del Tarantismo

Il rito di liberazione dei tarantolati, diffuso fin dal Medioevo, si differenziava nella varie zone della Puglia: nella zona di Taranto e Brindisi, dove il paganesimo era assai sviluppato, l’esorcismo terminava con una lunga processione di musicisti nel luogo in cui si riteneva fosse avvenuto l’incontro con l’animale ed il suo morso velenoso. Nella zona di Lecce il rito pagano si unì al Cristianesimo e in particolare al culto di San Paolo, considerato il santo protettore degli uomini morsi da animali velenosi, che venivano trasportati all’interno della Chiesa di San Paolo di Galatina (Le), per bere l’acqua santa che sgorgava dal pozzo e guarire definitivamente dal Tarantismo.

Studi sul Tarantismo

Durante gli anni Cinquanta alcuni studiosi, tra cui l’antropologo Ernesto De Martino, hanno studiato le cause di questa forma di isteria, all’epoca ancora sconosciute, trovando una risposta scientifica all’uso terapeutico della pizzica. Attraverso il ballo, con l’aumento del sudore e dei battiti cardiaci, nel corpo avviene il rilascio di endorfine che facilitano l’espulsione del veleno e del malessere provocato dal morso di animali velenosi. Non possiamo non riconoscere, quindi, la fondatezza medica di questa stupefacente e affascinante tradizione.

Pizzica & Co.

Oltre alla pizzica, esistono musiche e danze differenti che, secondo la tradizione, hanno la medesima funzione di liberare i tarantolati dal veleno: la tarantella, il ballo di San Vito (che si svolgeva in un corso di acque, dove i tarantolati venivano invitati ad entrare), ma anche altre più lente e malinconiche. Oggi il Tarantismo non è più riconosciuto, ma sono tante le associazioni e le compagnie di musicisti e ballerini che continuano a tramandare questa splendida storia facendo tappa in tutto il mondo. A Melpignano, un piccolo paese in provincia di Lecce, si tiene il grandioso evento della “Notte della Taranta”, di cui torneremo presto a parlare in prossimità della data prevista, il 25 Luglio.

Articolo realizzato da Anna Pia Dente

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