Le leggende Pugliesi: Quali quelle su Castel del Monte e Tombolo?

Le leggende Pugliesi: Quali quelle su Castel del Monte e Tombolo?

6 Aprile 2019 0 Di Vincenzo Barnabà

La Puglia non è solo bellezza, buon cibo e cordialità ma bensì anche “Leggende”; sembrerebbe infatti che da Vieste ad Andria, passando da Maria di Leuca e Torre dell’Orso, le leggende si confondano con la realtà cittadina rilasciando su di loro un velo di mistero e di magia. Ed eccovi le leggende pugliesi di oggi:

CASTEL DEL MONTE – ANDRIA: Castel del Monte non è solo uno splendido esempio di architettura medievale, costruito con quarzo e pietra calcarea, ma racchiude in sé magia ed esoterismo. Situato nell’attuale frazione omonima del comune di Andria, adagiato poi a sud di una collina della catena delle Murge occidentali, nacque nel lontano 29 Gennaio 1240 grazie al volere di Federico II che venisse predisposto tutto il necessario per la sua costruzione, sebbene molti studiosi non concordino con questa idea né condividano l’attribuzione a un preciso architetto: non si sa se a ideare la costruzione fu Riccardo da Lentini o lo stesso Federico II. A causa dei forti simbolismi di cui è intrisa, è stato supposto che la fortezza potesse essere una sorta di tempio del sapere, in cui dedicarsi allo studio delle scienze. Un’antica leggenda ne fa risalire l’origine a un’iscrizione riportata in un antico tempio. Qui, narra la tradizione, c’era una statua sul cui capo era riportata la seguente frase: “Il mio capo è di bronzo ma a levar del sole a calendi di maggio sarà d’oro”. Un giorno un saraceno risolse l’arcano e il primo giorno di maggio, al sorgere del sole, iniziò a scavare dove cadeva l’ombra della statua, scovando un antico e ricco tesoro, con il quale fu costruito il castello. Inoltre, i misteri del castello si infittiscono anche a causa della presenza costante del numero otto: esso infatti ha una struttura ottagonale, con otto torri anche esse ottagonali, e all’interno sono presenti otto stanze. L’ottagono infatti in architettura medievale significava perfezione umana e divina; ma significa anche l’infinito. In merito, qualcuno tutt’oggi pensa che il castello potrebbe custodire il Santo Graal; altri addirittura credono che esso stesso sia il Santo Graal!

LA LEGGENDA DI SANTA MARIA DI LEUCA – La leggenda di Santa Maria di Leuca risale al tempo dei Messapi, quando vi era un tempo dedicato alla dea Minerva. Il punto di incontro tra il mar Ionio e quello Adriatico era dominato da una divinità bianca, metà donna e metà pesce, che con il suo canto attirava chiunque; si chiama Leucasia. Sebbene le sue doti deduttive fossero infallibili, un giorno non riuscì nel suo intento con un giovane, Melisso, troppo innamorato della sua ragazza Aristula. Leucasia, arrabbiata, si volle vendicare: una volta, sorprendendo i due amanti abbracciati su una spiaggia, sprigionò un vento talmente forte da separarli e farli sbattere su degli scogli, fino ad ucciderli. Una venne scaraventato da una parte del golfo, l’altro dalla parte praticamente opposta; ma Minerva vide tutto e trasformò i corpi dei due giovani in pietra, come simbolo di eternità. Da lì i nomi punta Meliso e punta Ristola (tra l’altro il punto più meridionale del Salento) che insieme abbracciano il mare; Leucasia anche venne pietrificata e ovviamente si trasformò nella bianca città di Santa Maria di Leuca.


IL PIZZO A TOMBOLO: Il pizzo o merletto a tombolo è un tipo di pizzo fatto in mano, un tessuto davvero pregiato; e si dice che nasca da una delle leggende pugliesi più famose. Vi era una volta una povera ma bellissima ragazza, Serena, innamorata di un artista. I due vivevano una bella storia d’amore, fino a quando la madre della ragazza non si ammalò e Serena, per chiedere alla Madonna la grazia di guarire la mamma, fece voto di castità. Così, quando i due, seduti sotto un albero, si stavano separando, sul grembiule della ragazza cadde una ragnatela, e proprio da li nacque il primo merletto. Infatti, Serena, colpita dalla bellezza e dalla perfezione di quella ragnatela, cercò di copiarne il disegno con il filo, mentre il suo amato conservò la tela: in questo modo quando arrivarono a casa, mentre Serena rifilava, lui teneva i fili affinché non si ingarbugliassero tra loro. Il merletto piacque molto alle donne del loro paese, che quindi donarono molti soldi alla ragazza, con i quali curò la madre. Ma ormai era giunto il momento di separassi dall’amato per mantenere il voto: ma quando si stavano per separare, di nuovo sulla veste di lei cadde un’altra ragnatela e questa volta la sorpresa fu anche migliore. Infatti, qui vi era scritta l’assoluzione del voto.