Unesco: Muretto a secco, Patrimonio dell’Umanità

Unesco: Muretto a secco, Patrimonio dell’Umanità

9 Marzo 2019 0 Di Cristiana Lenoci

Basta fare un giro nelle campagne pugliesi dalla Murgia in poi, ma anche sul promontorio del Gargano, per imbattersi in queste tipiche costruzioni. I muretti a secco e le tecniche per costruirli sono stati iscritti dall’Unesco nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Un riconoscimento assai importante per gli otto paesi che, oltre all’Italia, hanno inoltrato la candidatura: Cipro, Croazia, Grecia, Francia, Spagna, Slovenia e Svizzera.

Un muretto a secco è il monumento ad una volontà granitica: nel corso dei millenni i muretti a secco hanno creato diversi paesaggi, proponendo nuove modalità di organizzare allevamenti e coltivazioni e costruire case”: questo è quanto si legge nella motivazione fornita dall’UNESCO a sostegno della richiesta di riconoscimento.

I muretti a secco, oltre ad avere uno scopo ornamentale, svolgono una funzione preventiva per inondazioni, valanghe e frane. Inoltre rappresentano un ottimo strumento per combattere la desertificazione e l’erosione del suolo, favorendo la biodiversità.

Questa tecnica, diffusa e utilizzata in tutto il bacino del Mediterraneo, ha permesso di realizzare nel corso del tempo una grande varietà di strutture: dai pozzi alle strade, passando per recinzioni e ponti.

I muretti a secco sono costruiti con pietre modellate “ad hoc” in modo da incastrarsi rimanendo stabili e fisse, senza necessità di ricorrere al cemento o altro materiale simile. In Puglia esiste una vera e propria “edilizia a secco” per la costruzione di case (vedi i trulli in Valle d’Itria, le costruzioni tra Bari, Brindisi e Taranto, o le pajare salentine). La stessa tecnica è presente nelle mura di Altamura.

Ora che l’arte dei muretti a secco ha ottenuto il meritato riconoscimento come patrimonio culturale dell’Umanità , tocca al Governo intervenire affinchè queste antiche tecniche di costruzione siano tramandate anche alle generazioni future, coinvolgendo direttamente i giovani attraverso l’apprendistato.

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