Foresta Umbra: tra gli alberi fiabeschi la leggenda antica di Gargara

Foresta Umbra: tra gli alberi fiabeschi la leggenda antica di Gargara

26 Gennaio 2020 0 Di Cristiana Lenoci

Chi si immerge tra la folta vegetazione della Foresta Umbra non può che restarne incantato. Si tratta di una delle riserve naturali più estese d’Italia, in cui vi sono più di 2000 specie vegetali, e che è particolarmente rinomata per la presenza di latifoglie con faggi. Oltre ai faggi (che ricoprono circa 4000 ettari dell’intera Foresta) in questa riserva naturale del Gargano, in provincia di Foggia, si trovano anche querceti di Cerro, specie nobili come l’acero montano e quello campestre, il Leccio, il Carpino bianco e altre specie.

Alla Foresta Umbra si lega un’antica leggenda che oggi vogliamo raccontarvi. La protagonista di questa storia è una ninfa molto avvenente, il cui nome è Gargara.

Nel cuore della foresta, in passato, sorgeva un luogo considerato sacro, ubicato tra Vico del Gargano e Monte Sant’Angelo. Qui sorgeva un acero millenario dalle dimensioni enormi, che la gente del posto era solito chiamare “Millacero”.

Si narra che questo acero altro non fosse che una ninfa bellissima, con occhi scuri ed una chioma di capelli neri e lucenti, nata dall’unione tra un uomo e una Dea. Tutti erano affascinati dalla sua bellezza, la rispettavano e la temevano perché considerata una vera e propria Dea. Gargara era la figlia di una Dea che aveva niente di meno osato rifiutare Giove perché innamorata di un uomo mortale.

Gargara, la Ninfa della Foresta, era desiderata da molti uomini. Nella Foresta abitava un Fauno, che aveva le sembianze di un uomo e di un Caprone, che era molto attratta da Gargara. Il desiderio incontrollabile condusse il giovane fauno a compiere una pazzia: una notte cercò di possedere la Ninfa, ma le sue grida disperate fecero accorrere la gente e gli animali che popolavano il promontorio del Gargano, che la salvarono.

Il fauno si rivolse quindi a Giove e gli disse che Gargara, la figlia della Dea che lo aveva rifiutato un tempo, ora stava rifiutando lui. Il Fauno ricordò a Giove del torto che aveva subito dalla madre di Gargara e così il Dio per vendetta trasformò la ninfa in un acero bianco, che da quel momento diventò l’albero del fauno. Da allora lui visse ai piedi di quell’albero difendendolo da chiunque voleva fargli del male.