La storia di Kimberlin, venezuelana vissuta in Puglia: “Aiutatemi a riprendermi la mia libertà”

La storia di Kimberlin, venezuelana vissuta in Puglia: “Aiutatemi a riprendermi la mia libertà”

13 Maggio 2021 0 Di Cristiana Lenoci

L’accorato appello di Kimberlin Daniela Valles, 26 enne originaria del Venezuela in Italia da quando aveva cinque anni, è racchiuso in un toccante video che in questi giorni sta girando sui social. In pochi minuti Kimberlin racconta la sua storia, che di questi tempi ha dell’assurdo, invitando infine chiunque abbia la possibilità a contribuire alla realizzazione del suo sogno: restare in Italia, il Paese che ormai sente suo in ogni senso, visto che quando ci è arrivata, insieme alla mamma, era solo una bambina.

Dopo aver vissuto per ben 17 anni a Bari, da circa tre  ha dovuto trasferirsi a Milano per trovare un impiego più stabile. E infatti, volenterosa e determinata com’è, un lavoro lo ha trovato: fa la commessa presso Berska, e il suo contratto è a tempo indeterminato.

La Puglia, e in particolare Bari dove ho vissuto per tanti anni, ricorda molto il Venezuela. Forse per il mare, o per il sorriso della gente in strada. Io a Bari mi sono sempre sentita a casa. Qualche episodio di bullismo l’ho subito anche io, quando andavo a scuola, ma sono abituata a lasciarmi scivolare le cose addosso e a guardare sempre avanti con ottimismo e positività. Infatti a Bari ho trovato anche tante persone che mi hanno voluto bene e mi hanno aiutato nei momenti di maggiore difficoltà”, ha detto Kim, raggiunta da noi al telefono per un’intervista.

Nel periodo trascorso a Bari riesce a mantenersi da sola. Intanto sua mamma decide di ritornare in Venezuela a causa delle condizioni di salute precarie della nonna di Kimberlin.

Kim non se la sente di ritornare nel suo paese, vuole restare in Italia perché è qui che ha scelto di vivere. Negli ultimi tempi il suo paese di origine ha visto un escalation di violenza e delinquenza, e molte delle vittime sono proprio le donne. Non è certo un posto sicuro per vivere e progredire dal punto di vista professionale.

Dopo aver ottenuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari dal 2017 al 2020, Kim si vede rifiutare la conversione per motivi di lavoro  a causa della burocrazia venezuelana che non le permette di restare nel nostro Paese con un permesso di lavoro se non in possesso di un passaporto.

Per ottenere il passaporto, Kim deve quindi essere costretta a ritornare in Venezuela perché il Consolato non è in grado di effettuare il rilascio perchè non è in possesso della carta di identità venezuelana, che può essere richiesta e rilasciata solo da lei di persona recandosi quindi nel paese di origine. Inoltre, sempre per poter restare qui in Italia “per motivi di lavoro” (avendo un regolare contratto a tempo indeterminato) dovrà farsi rilasciare, in Venezuela, un atto di nascita perché quello in suo possesso “è vecchio”.

Ma come può un atto di nascita, essere sottoposto a scadenza o considerarsi datato? (Pare che le leggi venezuelane abbiano stabilito nuove regole da poco tempo, tra cui quelle sui documenti attestanti la nascita).

Kim è disperata: le varie associazioni di tutela per i diritti degli immigrati in Italia non hanno saputo aiutarla, o per lo meno suggerirgli un’alternativa.

Ecco perché mette insieme le forze e il coraggio e posta un video, nel quale annuncia una raccolta fondi per coprire l’intero sostentamento del soggiorno in Venezuela insieme a suo fratello che la raggiungerà dal Perù per aiutarla a produrre questi documenti che hanno un costo elevato, e mettere fine finalmente a questa trafila che dura ormai da anni. “La presenza di mio fratello è indispensabile, perchè io non conosco bene la lingua ed i luoghi!”, aggiunge Kim. La raccolta inoltre può aiutare Kim ad affrontare la dura situazione economica in cui versa il Venezuela a causa della gravissima inflazione.

“La situazione della mia famiglia in Venezuela è molto precaria, per questo chiedo aiuto (non lo avrei mai fatto, altrimenti). So che per fare questo viaggio metto anche in serio pericolo la mia incolumità, perché il Venezuela in questo periodo sta vivendo un momento davvero difficile”, prosegue Kim.

Sono stata costretta ad aprire questa raccolta fondi perchè mi hanno rifiutato un prestito che avevo richiesto, a causa della tipologia di permesso che possiedo attualmente, poichè non copre i mesi di restituzione del prestito medesimo“, puntualizza.

La storia di Kimberlin è emblematica del fatto che l’Italia è ancora grevemente impreparata ad accogliere e sostenere quegli stranieri che, come questa giovane ragazza, hanno scelto il nostro Paese per vivere onestamente. “La burocrazia dei rispettivi Paesi sta calpestando del tutto i miei diritti, voglio riprendermi la libertà”, conclude Kim.

Fate girare il video e, se vi va, contribuite a realizzare il sogno di Kim: vivere e lavorare in Italia senza una spada di Damocle sulla testa che la condanna a sentirsi sempre cittadina inferiore.

Profilo Kimberlin su Instagram (video) 

Raccolta fondi su: Gofund.me