Spot Puglia di Sergio Rubini: il punto di vista dello scrittore pugliese Claudio Lecci

Spot Puglia di Sergio Rubini: il punto di vista dello scrittore pugliese Claudio Lecci

15 Aprile 2022 0 Di Cristiana Lenoci

Ho visto e apprezzato lo spot di Rubini dedicato alla Puglia e ho trovato simpatico il filo conduttore del depresso metropolitano necessitato al classico viaggio terapeutico. Il linguaggio filmico è quello tipico, da pubblicità di Mediaset, per intenderci; sottilette, patatine e carta igienica srotolata dal cane. Comprendo la difficoltà di sintetizzare in pochi secondi le numerose risorse paesaggistiche e non.

Non condivido la scelta di superare il problema ricorrendo al banale e al salto totale del tutto, salvo essenziali riferimenti che non indicano le peculiarità pugliesi ma additano un sud anonimo e perciò qualsiasi. Questione di budget, ho provvisoriamente pensato. Ipotizzo che il ricorso a un talento professionale certo da parte della Regione per concretizzare un messaggio efficace poggi sulla necessità di non sbagliare.

Mi metto nei panni dei destinatari, dei fruitori finali. E cioè dei depressi metropolitani che, evidentemente, le ricerche di mercato hanno stimato essere in numero congruo. Mi pare che i tecnici lo chiamino target. Manca però l’anello di collegamento: la psicologa, la psichiatra, la psicoterapeuta rilascia un referto con tanto di diagnosi, cura e prognosi o è la socia occulta di un’agenzia di viaggi che all’uscita tiene già pronto il voucher per l’alta Murgia barese?

La famiglia al seguito è composta dalle classiche vittime che subiscono le angherie dell’esaurito e lo accompagnano nella salvifica vacanza in giacca e camicia a contatto con una civiltà bucolica o sono tutti felici per la geniale prescrizione turistico sanitaria da scaricare sul 740? Il filmato lascia presumere che il depresso guarisca e ahimè però torna nel mondo nevrotico che lo ha ammalato.

Così ho pensato io che di marketing capisco poco o niente. Se la visita medica per ovvie necessità narrative dura pochi secondi, a quanti giorni di effettiva vacanza nella terra che meno male ci viene detto essere la Puglia corrisponde il ciclo totale di cura? Non sarebbe meglio che il paziente e la famiglia si trasferiscano definitivamente nella celeberrima Bovino che si intravvede in nome e per conto della Capitanata tutta, Vieste e Cerignola comprese?

Se è vero che l’opera è costata 320 mila euro, penso che i veri depressi siano coloro che hanno esborsato tanti pubblici soldi per un prodotto bello, bellissimo, fin troppo ben fatto per essere frutto dell’associazione parrocchiale filmofila di Bassano del Grappa, nel caso di specie opportunamente costituitasi in ramo d’azienda con sede in Puglia. O no? O è una fake news?

Si tratta di un modestissimo parere che deve fare i conti con il ritorno che il filmato riuscirà a infilare nel tascapane. Quello che conta è il risultato. Il Sindaco di San Severo, Miglio, per esempio, presente con Emiliano alla presentazione del filmato alla Bit, non è mica nato ieri: sa bene che il suo viaggio finalizzato alla promozione del territorio avrà un ritorno, a San Severo di certo.

Nella sua città non hanno bisogno di filmati promozionali: da tempo il luogo è spesso sui media nazionali per raccontare il nuovo Far West dove trascorrere ore emozionanti e non banali, come ha spesso raccontato lui stesso negli SOS nazionali, purché i numerosi turisti (da non confondere con gli emigrati che tornano per le batterie della Festa della Madonna del Soccorso) indossino tuta mimetica e casco blindato a prova di calibro nove.

Rubini e la psichiatra di questo non dicono nulla al paziente nell’ imminenza del salvifico viaggio. Avrebbero infatti corso il rischio di dover far anche cadere l’obbiettivo sulle specialità enogastronomiche: canederli e Gewurztraminer, del Trentino dico, posto che la comunicazione subliminale è talmente elevata da superare il campanilista provincialismo di maniera per approdare ai più defilati neuroni che le neuroscienze ci dicono silentemente suggerire immagini che albergano inconsapevolmente in noi: quella della torre di Pisa, per esempio.

Per fortuna degli operatori turistici primi beneficiari diretti della operazione pubblica, allo strategico marketing soccorrono loro, i politici, e chi se no. Nel filmato di presentazione, appaiono festosi e tronfi quasi a proporsi come integratori dello spot, poli turistici essi stessi, magari emulando e superando il messaggio sottile e subliminale di Rubini, evocando questa volta nello spettatore un’altra risorsa tutta pugliese, lo zoo safari di Fasano.

Ringraziamo per il contributo Claudio Lecci, scrittore e artista pugliese