Murale dedicato a Pietro Mennea inaugurato a Barletta: la città omaggia così il suo campione

Murale dedicato a Pietro Mennea inaugurato a Barletta: la città omaggia così il suo campione

25 Novembre 2020 0 Di Cristiana Lenoci

Per la sua velocità nella corsa era stato denominato “Freccia del Sud”: Pietro Mennea, grande velocista e campione olimpico pugliese morto nel 2013, era originario di Barletta (Bat).

E proprio a Barletta, a ridosso del sottovia Alvisi, domenica scorsa è stato inaugurato un murale alto circa dieci metri, che raffigura il campione mentre conquista il record mondiale dei 200 metri: era il 1979 e Pietro Mennea aveva toccato uno dei traguardi più ambiziosi della sua carriera sportiva.

A firmare quest’opera pittorica è il maestro Giacomo Borgiac, artista barlettano che, grazie al contributo di alcuni cittadini e sponsor sostenitori è riuscito a realizzare un “monumento” importante per la città di Barletta e per lo sport in generale.

Lo spazio utilizzato da Borgiac  per la realizzazione del murale è nei pressi del campo sportivo in cui Mennea era solito allenarsi.

Al fianco dell’atleta, impegnato nello sforzo di tagliare il traguardo, c’è scritto: “Barletta Ripartiamo”. Il messaggio è chiaro e diretto, in un periodo come questo non facile per tutti. La speranza è che si possa ripartire con slancio e meglio di prima avendo come modello proprio Pietro Mennea, un grande campione che ha sempre vissuto ispirandosi ai principi della tenacia e del sacrificio in vista del raggiungimento dei suoi obiettivi sportivi.

Sui muri campeggia la scritta: “Soffri, ma sogni”: l’ulteriore invito, per i barlettani destinatari del murale, a puntare dritto verso obiettivi comuni senza lasciarsi scoraggiare dal momento difficile.

Sulla pagina Facebook del Laboratorio d’Arte Borgiac si legge: “Approfittiamo del bellissimo avvenimento della pittura murale di Pietro Mennea. Questa settimana con i bambini realizziamo un libro Pop-Up con questo formidabile atleta e con quanto vi suggerisce la fantasia. Inoltre voglio inaugurare il “disegno sospeso” di Pietro Mennea, come il caffè- sospeso di Napoli. Chi vuole può passare dalla edicola del castello, vicino alla libreria telefonica, e ritirare una fotocopia in A4 del grande Pietro. A partire da domani mattina. L’edicolante è lieto di accogliervi. Buon divertimento”.

Biografia

Pietro Paolo Mennea nasce il 28 giugno del 1952 a Barletta, da una famiglia di umili origini (mamma casalinga e papà sarto). Iscrittosi a ragioneria dopo le scuole medie, sin da adolescente mette in mostra doti notevoli in campo atletico, soprattutto nella corsa. Il suo debutto in un grande evento avviene a soli diciannove anni, in occasione dei Campionati Europei del 1971, quando conquista un sesto posto nei duecento metri e la medaglia di bronzo nella staffetta 4×100.

L’anno successivo, Mennea è già alle Olimpiadi: a Monaco 1972, il velocista pugliese sale sul podio nella finale dei duecento metri, terzo dietro al sovietico Valerij Borzov e a Larry Black, statunitense. La carriera sportiva di Mennea, dunque, prende il volo da subito: le conferme arrivano agli Europei di Roma del 1974, quando davanti al pubblico di casa Pietro conquista la medaglia d’argento nella staffetta e nei cento metri (ancora una volta dietro Borzov, destinato a diventare il suo storico rivale), ma soprattutto la medaglia d’oro nei duecento, sua specialità prediletta.

A causa di alcune prestazioni non eccellenti, l’atleta barese decide di saltare le Olimpiadi di Montreal: solo in un secondo momento, anche a seguito di una preziosa opera di convincimento da parte dell’opinione pubblica, cambia idea. La rassegna a cinque cerchi canadese, tuttavia, si conclude senza allori: quarto nella finale dei duecento vinta dal giamaicano Don Quarrie e quarto anche con la staffetta.

Vincitore dei duecento agli Europei di Praga nel 1978, nella kermesse cecoslovacca sfodera una prestazione eccezionale conquistando anche la mezza distanza. Sempre in campo continentale, nello stesso anno vince per la prima volta i 400 metri, agli Europei indoor.

Nel 1979 Mennea prende parte anche alle Universiadi (a quei tempi è studente di Scienze Politiche) che si tengono a Città del Messico: proprio in questa occasione corre i duecento metri in 19 secondi e 72 centesimi, il che significa record del mondo.

Il primato di Mennea, che durerà per ben diciassette anni, viene realizzato a duemila metri di altezza (le prestazioni ne risentono in positivo), così come peraltro era accaduto per il record precedente, stabilito sempre a Città del Messico da Tommie Smith. Mennea, in ogni caso, confermerà la propria supremazia cronometrica anche a livello del mare, avendo corso con il tempo di 19 secondi e 96 a Barletta: tale primato rimarrà fino al 1983.

Il 1980, comunque, si conferma per l’atleta pugliese un anno d’oro. Letteralmente: alle Olimpiadi di Mosca, caratterizzate dal boicottaggio degli Stati Uniti, il velocista pugliese ottiene il primo gradino del podio nei duecento metri, sopravanzando l’avversario Allan Wells per soli due centesimi. Nella rassegna sovietica, inoltre, conquista anche il bronzo nella staffetta 4×400. Ormai Mennea è diventato la Freccia del Sud: Freccia che però nel 1981 annuncia il proprio ritiro, motivato dall’intenzione di dedicarsi allo studio.

In realtà, Pietro cambia idea ben presto, e già l’anno successivo partecipa agli Europei, come staffettista nella 4×100 azzurra che chiude al quarto posto. Il 22 marzo del 1983, Mennea stabilisce un record mondiale ancora imbattuto: è quello dei 150 metri, percorsi sulla pista dello stadio comunale di Cassino in 14 secondi e 8 decimi. Un primato che sopravvive nonostante i tentativi recenti di superarlo, come quello di Usain Bolt, stabilito il 17 maggio del 2009 con un tempo di 14 secondi e 35: tempo non omologato in quanto fatto segnare su una pista rettilinea.

Mennea partecipa poi anche ai Mondiali di Helsinki, ovviamente forieri di medaglie (argento nella staffetta 4×100 e bronzo nei duecento) e alle Olimpiadi di Los Angeles 1984. Nella rassegna americana diventa il primo atleta al mondo a disputare quattro finali consecutive dei duecento metri alle Olimpiadi. Terminata la gara al settimo posto, l’Olimpiade californiana si conclude senza allori: il velocista decide di ritirarsi dalle competizioni a fine stagione.

Mennea, però, ci ripensa un’altra volta, e a 36 anni si ripresenta alle Olimpiadi di Seul 1988. Il risultato, tuttavia, non è dei migliori, perché l’atleta azzurro si ritira pur avendo superato il primo turno di qualificazioni. I Giochi coreani, in ogni caso, sono ricchi di soddisfazioni per Mennea, che ha l’onore di portare la bandiera italiana come alfiere azzurro nel corso della cerimonia di apertura.

Atleta poliedrico e mente attiva, Mennea è laureato in Scienze Politiche (ebbe il sostegno dell’allora ministro degli Esteri Aldo Moro), Giurisprudenza, Lettere e Scienze dell’Educazione Motoria.

In pista l’atleta di Barletta si caratterizzava per una partenza dai blocchi piuttosto lenta, che tuttavia rappresentava il prologo a un’accelerazione progressiva ma efficace che lo portava a velocità di punta sconosciute agli altri avversari. Proprio a causa della partenza lenta, i cento metri non erano la sua disciplina preferita (pur regalandogli diverse soddisfazioni, soprattutto a livello europeo), mentre le gare dei duecento si contraddistinguevano per rimonte eccezionali. Per lo stesso motivo, a Mennea venivano sempre assegnate le ultime frazioni delle staffette, nelle quali occorre partire lanciati.

Autore di venti libri, dottore commercialista e avvocato, Mennea è stato direttore generale della squadra di calcio della Salernitana nella stagione 1998/1999. Docente di Legislazione europea delle attività motorie e sportive all’Università “Gabriele D’Annunzio” di Chieti per la facoltà di Scienze dell’Educazione Motoria, Mennea è stato deputato del Parlamento Europeo a Bruxelles dal 1999 al 2004: proprio questa carica ha destato più di una polemica nel 2000, quando l’ex azzurro dell’atletica partecipò a un concorso per ottenere la cattedra di Sistematica, regolamentazione e organizzazione dell’attività agonistica all’Università degli Studi dell’Aquila per la facoltà di Scienze Motorie; arrivato primo in graduatoria, Mennea avrebbe avuto diritto all’assunzione, che tuttavia fu vincolata alle sue dimissioni dal Parlamento Europeo, carica pubblica ritenuta incompatibile con la posizione di professore a contratto (privata). Dalla vicenda nacquero interrogazioni parlamentari e polemiche, anche se Luciano Guerzoni, ai tempi Sottosegretario per l’Università e la Ricerca Scientifica del Governo Amato, diede ragione all’ateneo.

Dal 2006, insieme con la moglie Manuela Olivieri, Pietro Mennea ha dato vita a una Onlus, la “Fondazione Pietro Mennea“, che si propone di effettuare assistenza sociale e donazioni economiche a enti di ricerca, caritatevoli, associazioni sportive e istituzioni culturali mediante progetti di carattere filantropico. Sempre insieme con la moglie (avvocato come lui, con uno studio a Roma) nel 2010 ha dato vita a una class action per difendere diversi cittadini italiani colpiti dal crac terribile della Lehman Brothers.

Tre volte campione italiano nei cento metri e undici volte campione italiano nei duecento metri, Mennea ha avuto l’onore, nel marzo del 2012, di vedersi dedicata una stazione della metropolitana di Londra, in occasione delle iniziative collegate con i Giochi Olimpici londinesi.

Nominato Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana nel 1979, l’anno successivo Mennea ha ricevuto anche l’investitura di Grande Ufficiale Ordine al merito della Repubblica.

Da tempo malato, ha terminato la sua lotta contro un male incurabile spegnendosi a Roma il giorno 21 marzo 2013, all’età di 60 anni.

(grazie a Biografieonline.it per la bio fornitaci).