Passione per il “vintage”elettronico: a Bari c’è l’Apulia Retrocomputing

Abbiamo già trattato il tema dei videogiochi, e proprio in questa occasione è stata menzionata l’Apulia Retrocomputing, organizzazione di volontariato con sede a Bari, la cui principale mission è di salvare dall’oblio i computer che hanno segnato la storia, ma che ormai appartengono ad un passato “tecnologico” che non ritorna più. Il Presidente, Salvatore Lasorella, ha rilasciato alla nostra redazione un’ intervista, in cui ha spiegato in maniera dettagliata come è nata questa organizzazione, quali sono gli obiettivi che persegue e i progetti futuri.

R: Prima di tutto: cosa è Apulia Retrocomputing? Quali sono i suoi obiettivi?

SL: L’Apulia Retrocomputing, un tempo semplice associazione culturale, è attualmente un’Organizzazione di Volontariato secondo quanto prevede la cosiddetta “Riforma del Terzo Settore” (D.Lgs 117/2017). Gli obiettivi primari sono il recupero e la salvaguardia dell’informatica e dell’elettronica storica. In breve, il nostro scopo principale è quello di preservare il materiale (hardware, software, libri e manuali) che riteniamo abbia un rilievo di carattere storico.

R: La vostra associazione è nata nel 2012. Cosa ha spinto i soci fondatori a realizzare questo progetto e a portarlo avanti?

SL: Il gruppo dei soci fondatori era in prevalenza costituito da collezionisti di computer vintage. Per propria natura il collezionista ha un’indole solitaria, vive la propria passione in un’ottica competitiva rispetto agli altri collezionisti. Ebbene, coloro che hanno dato vita all’associazione hanno fatto una scommessa: andare oltre ed imboccare un percorso fatto di condivisione. Dapprima si trattò di condividere la propria passione, organizzando delle semplici mostre di materiale vintage.

Successivamente, col passare del tempo, confrontandoci con altre realtà nazionali, siamo stati capaci di elaborare una visione del tutto originale di quello che viene definito col termine ormai riconosciuto di “fenomeno del retrocomputing“. Una visione consistente in un approccio di carattere culturale a 360 gradi.

R: La vostra associazione è l’unica operante in questo settore in Puglia. Il territorio come risponde a questa vostra unicità?

SL: Siamo un’associazione fortemente radicata sul territorio. Circa l’80 per cento dei nostri soci è pugliese. Eccezion fatta per la provincia di Taranto, tra le nostre fila ci sono soci che provengono da tutte le altre province. Abbiamo un legame storico e ormai consolidato con il Polo Tecnologico di Bari (l’IISS Panetti-Pitagora), i nostri eventi sono da sempre ospitati negli istituti scolastici pugliesi. Riscuotiamo un sempre crescente interesse anche da parte dei media regionali. Insomma, il lavoro fatto con passione accresce la nostra credibilità ed il territorio risponde bene.

R: Quali attività promuovete nella vostra associazione per far conoscere il mondo del retrocomputing?

SL: Organizziamo   e   partecipiamo   a   mostre   finalizzate  all’esposizione   temporanea   di   macchine   vintage funzionanti. Il 27 e 28 aprile, ad esempio, abbiamo partecipato a Roma al Vintage Computer Festival Italia 2019, evento promosso  dall’associazione   Vintage   Computer   Club   Italia.   Organizziamo   eventi   culturali   quali   la presentazione di libri, proiezione di documentari. Abbiamo all’attivo la pubblicazione di due libri e la ristampa   di   una   serie   di   manuali   di   rilevanza   storica.   Settimanalmente   svolgiamo   in   sede   attività laboratoriale e didattica (riservata, però, esclusivamente ai soci).

Svolgiamo anche attività di Sviluppo & Ricerca, consistente nella progettazione e realizzazione di repliche funzionanti di hardware d’epoca nonchè di periferiche e componenti di concezione moderna utili a potenziare ed attualizzare le capacità delle macchine vintage.

R: Qual è la fascia d’età degli utenti che frequentano la vostra associazione?

SL: L’età media è di circa 40 anni. Lo spettro anagrafico è comunque molto ampio giacchè il nostro socio più giovane ne ha 19, il meno giovane ne ha 64, questo a dimostrazione che il retrocomputing è una passione che non conosce età.

R: Nei vostri laboratori vi occupate anche di illustrare ed insegnare come riparare retrocomputer. Come trovate gli apparecchi da riparare? Risulta facile reperirli?

SL: Sì. Accade abbastanza frequentemente che i nostri concittadini ritrovino dei vecchi computer o degli apparecchi dismessi all’interno delle proprie cantine, degli sgabuzzini, delle mansarde. Si tratta, infatti, di prodotti che sebbene divenuti presto inutilizzabili a causa del progresso tecnologico, raramente sono stati avviati dai proprietari alla discarica in quanto generalmente il loro acquisto era comunque il frutto di un esborso economico notevole. Più difficile, se non impossibile, è il recupero di materiale dismesso dalle aziende ed istituzioni a causa dei vincoli legislativi ed anche in virtù del fatto che le dismissioni attuali, a causa della rapida obsolescenza, riguardano quasi sempre materiale non più vecchio di 15-20 anni.

R: Infine,   il   sogno:   il   Museo   dell’Informatica   e   dell’Elettronica.   Tale   obbiettivo   è   nato   assieme all’associazione, o è frutto di un riscontro positivo delle vostre attività sul territorio?

SL: Il Museo è da sempre l’obiettivo strategico dell’associazione. Siamo ben consapevoli che non sarà semplice realizzarlo, tantomeno in tempi brevi. Ciò soprattutto a causa dell’enorme esborso finanziario che comporta la realizzazione e, soprattutto, la gestione di un museo fruibile dal pubblico. Tuttavia non abbiamo fretta. L’associazione culturale ha già ceduto il testimone all’Organizzazione di volontariato. Con il duro lavoro e tanta passione contiamo di divenire ONLUS e, infine, fondazione. A quest’ultima sarà affidato il compito di gestire il museo. Se non toccherà a noi, speriamo comunque di fare in modo che l’organizzazione sopravviva ai suoi fondatori e che il testimone passi ad altre generazioni di appassionati che se ne prendano cura.

Chiunque   sia   interessato   alle   attività   dell’Organizzazione,   può   seguire   la   pagina   Facebook   “Apulia Retrocomputing – ODV” o sul sito www.apuliaretrocomputing.it   

Corri a seguirci e torna ad impugnare il tuo vecchio joystick!

Articolo realizzato da Rita Diliddo

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