Videogames: Da Pacman a Super Mario Bros per arrivare all’Apulia Retrocomputing di Bari.

Un personaggio giallo, sferico e con un pezzo mancante, si aggira per un labirinto mentre viene inseguito da quattro fantasmi colorati, senza alcuna tregua: potrebbe sembrare la trama di un film horror, invece è semplicemente Pacman videogioco pubblicato da TAITO nel 1980, uno dei tanti e non il primo, che ha dato fama al mondo dei videogame.


Tutto iniziò nel 1972 col Magnavox Odyssey, prima console domestica della storia: pochi pixel, controller dalle forme avveniristiche e arzigolute, 6 fogli d’acetato da applicare sullo schermo della tv e tanta fantasia. Può suonare strano, eppure è così: un tempo, i videogiochi erano sinonimo di fantasia.

Negli anni passati, i videogiochi erano pixel, diventati sempre più articolati negli anni, che lasciavano al videogiocatore la possibilità di immaginare i mondi in cui il personaggio da lui guidato, si avventurava. In molti negli anni ’80 hanno vestito le vesti di un idraulico baffuto, di un vichingo dotato di ascia, di un furetto con i piedi più veloci di quelli di Mercurio, immergendosi in mondi colorati e perfetti nella loro imperfezione.

I videogiochi sono cambiati, e con essi i videogiocatori: quello che ora è visto come un prodotto alla portata di ragazzi e bambini, un tempo nacque come oggetto destinato ai soli adulti. Padri di famiglia o giovani incuriositi, acquistarono le primissime consoles: solo dopo la loro diffusione, avvenuta con l’Atari 2600, il videogioco si diffuse tra i bambini, seppur non in maniera imperante come ora.

Il pubblico femminile invece, per costituire un gruppo dalle dimensioni consistenti, dovette aspettare il 1983 e il lancio del GameBoy, console le cui unità nel 46% dei casi erano destinate alle ragazze. Il panorama attuale, invece, è decisamente diverso: il medium videoludico è largamente diffuso tra i bambini al di sotto dei 10 anni, raccogliendo ampie adesioni tra il pubblico femminile.

Continuano ad avere la loro consistente fetta di importanza i vecchi videogiochi, o meglio i retrogames, i cui appassionati collezionano avidamente i gioiellini del passato, con prezzi delle volte anche più alti di quelli delle console attuali: ad esempio, Pippin la prima e unica console della storia targata Apple, ha un valore che oscilla tra i 400$/800$, in base alle condizioni e alla versione in vendita; oppure una delle primissime copie di Super Mario Bros distribuite nella zona di New York nel 1985, ha raggiunto la cifra astronomica di 100.000 dollari, sia grazie alla grande rarità di questa particolare edizione, che alle condizioni, pari al nuovo.


Ma che siano costosi, economici, su console fissa o portatile, che si sia bambini o adulti, i videogiochi risultano essere, per gli appassionati una sorta di collante: quante volte, nonostante un impegno imminente o un grande appuntamento, si è preferito allungare “di poco” la sessione di gioco, ricavando un grande ritardo?
E quante volte, a fine giornata, ad orari proibitivi, appena si prende in mano il controller (o tastiera e mouse), scatta la solita tiritera del “finisco questo livello e stacco tutto” per poi raggiungere orari proibitivi? Sarà la trama, sarà l’azione, sarà il coinvolgimento che ne ricava l’utente, saranno mille altri motivi, eppure i videogiochi, piacciono, attirano: con la differenza che prima rappresentavano un modo per fantasticare, adesso invece rappresentano una realtà in 3D in cui scappare dalla vita reale, aspetto che può avere risvolti negativi quando si esagera o positivi quando, come con ogni cosa, si usa la moderazione.


Piccola curiosità: molti dei primi computer di successo, erano utilizzati in realtà, soprattutto per i videogiochi: ZX Spectrum, Commodore 64, la linea Amiga dal 500 sino al 4000, sono fiori all’occhiello sia della storia videoludica che del retrocomputing.

A tal riguardo, proprio a Bari nasce l’associazione di volontariato Apulia Retrocomputing, nata nel con lo scopo, come riportato nel form del loro sito ufficiale, di “L’Associazione ha lo scopo di recuperare, restaurare, preservare, condividere e divulgare conoscenze e materiale inerente la Storia dell’Informatica e dell’Elettronica, promuovere ed organizzare l’apertura di un Museo dell’Informatica e dell’Elettronica avente una o più sedi e che possa essere di livello nazionale o internazionale. Il lavoro svolto dall’associazione è prezioso, in quanto risulta difficile, anche per i tecnici più esperti, riuscire a restaurare componenti elettroniche del passato: inoltre, restaurare retrocomputer e retroconsole rende artisti, poiché spesso sono necessari veri e propri lavori di rimodernamento e restauro delle scocche esterne.

Apulia Retrocomputing, col suo grande lavoro, regala alle generazioni future ciò che permette ad esse di poter vantare computer e console così performanti, salvando dall’oblio unità destinate solitamente a finire di fianco all’ennesimo cassonetto.

Cosa fai? Lascia stare pc o telefono, prendi in mano il controller e gioca!

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