Puglia: la cannabis e la rivincita dei fratelli Fornaro

Puglia: la cannabis e la rivincita dei fratelli Fornaro

13 Marzo 2019 0 Di Cristiana Lenoci

Taranto è una delle cittadine più belle della Puglia, eppure purtroppo è inevitabile associarla ad uno dei disastri ambientali più assurdi della storia italiana, quello provocato dallo stabilimento industriale dell’Ilva, la più grande acciaieria d’Europa. La terra che circonda il “mostro” (come lo chiamano gli stessi abitanti di Taranto) è inquinata dalla diossina.

Qui, i due fratelli Vincenzo e Vittorio Fornaro, allevatori e contadini, avevano il loro allevamento di pecore. Nel 2008 la Regione Puglia, a seguito di rilevazioni sul terreno, ordina di abbattere i 600 capi di bestiame perché contaminate dalla diossina proveniente dallo stabilimento dell’Ilva (situato a circa 20 chilometri dalla Masseria).

Per i due allevatori si apre il periodo più brutto della loro vita. Indecisi tra l’andare altrove o restare nella terra di origine e combattere, i due decidono di continuare la loro battaglia personale per sconfiggere il mostro che avvelena Taranto.

Ma proprio quando tutto sembra ormai perduto, si apre uno scenario del tutto inedito che riporta speranza nella vita dei fratelli Fornaro. L’associazione “CanaPuglia” propone ai due ex allevatori di convertire i terreni alla cannabis per bonificarli dalla contaminazione di diossina. Inizialmente scettico (ma solo perchè non conosceva ancora bene la cannabis ed i suoi innumerevoli benefici), Vincenzo accetta per amore della sua terra. Nel 2014 avviene la prima semina. Il terreno riprende vigore, tornano a spuntare le erbe selvatiche.

L’esperimento dei fratelli Fornaro è stato effettuato per la prima volta a Cernobil, verso la fine degli anni Novanta. Una società americana si mette a coltivare canapa per decontaminare i terreni che circondano la centrale nucleare e che ormai sono pieni di plutonio, piombo e cesio. Le radici della cannabis si rivelano subito le più adatte per attuare efficacemente la bonifica dei terreni contaminati. In Italia il “fitorisanamento” è un argomento nuovo, se ne comincia a parlare solo a partire dal Duemila.

I progetti sperimentali partono ovunque, ma quello di Taranto è sicuramente il più avanzato. I Fornaro hanno fatto da apripista e sono diventati un modello da seguire per altri agricoltori. Tra l’altro, l’operazione di bonifica non comporta costi altissimi.

Taranto è pronta a diventare il distretto della canapa del Sud Italia: ormai diversi imprenditori locali sono intenzionati a convertirsi a questo tipo di coltivazione, che è una pianta rustica che non ha particolari necessità o pretese nutrizionali.

La canapa si presta inoltre ad usi diversi, dal tessile alla bioedilizia. Sempre a Taranto c’è un’azienda che sta testando un prototipo di calce unita alla canapa, mentre un gruppo di ragazze tarantine vorrebbe usare la fibra della cannabis per produrre piatti.

La sfida dei fratelli Fornaro è ambiziosa: “Vogliamo riprenderci la nostra terra”, possibilmente ripulita dalla contaminazione dell’Ilva. Intanto la Corte europea dei diritti umani accusa il nostro Paese di non aver protetto la salute dei cittadini, e si è aperto un processo in cui, tra gli imputati illustri, ci sono anche l’ex Governatore Vendola e i Riva. Da una parte la politica e i soldi, dall’altra il diritto alla vita e la voglia di riscatto.

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