Puglia: Trovata una grotta carsica e dei reperti risalenti all’epoca fenicia, egizia e romana

E’ stata chiamata grotta ” Macchia Nera ” e iscritta nel catasto Regionale delle grotte: Questa è l’ultima scoperta avvenuta nel territorio di Minervino Murge, dove è stata individuata una nuova grotta. Dopo i ritrovamenti del 2005 della cava Porcili, il geologo Ruggiero Maria Dellisanti ha scoperto un’altra cavità, questa volta in località Penna Bianca. La nuova grotta carsica è stata localizzata nel pieno del Parco dell’Alta Murgia in una ex cava, esplorata e già cartografata dal Gruppo Speleologico Ruvese.

L’esplorazione è destinata a continuare – afferma Dellisanti e non si escludono ulteriori sviluppi, poiché si è alla ricerca di un percorso orizzontale in grado di raccordare le innumerevoli cavità carsiche presenti nel territorio murgiano. All’interno è stata anche riscontrata la presenza di pipistrelli, specie protette ai sensi della Direttiva Habitat 92/43/CEE. La pareti della grave mostrano concrezioni carbonatiche di varie tipologie: stalattiti e stalagmiti abbellite a luoghi anche da originali forme di cristalli, non mancano colate cristalline, veli calcitici semitrasparenti e coralliformi, di rara bellezza. La visione diretta di queste forme carsiche è purtroppo riservata anche per ragioni di tutela ambientale, solo a quanti sono in grado di avventurarsi con sicurezza e consapevolezza all’interno degli ipogei carsici presenti nel territorio di Minervino Murge”.

Nel mare di Brindisi c’è stata in questi giorni un’incredibile scoperta archeologica dal valore inestimabile.

Il personale della Capitaneria di Porto, infatti, impegnato in un’attività di controllo per la tutela dell’ambiente marino, si è imbattuto in del materiale decisamente interessante. Quello che visto dall’alto sembrava un ammasso di reperti di poco valore, ha in realtà mostrato frammenti di anfore risalenti all’epoca feniciaegizia romana. Il materiale, tutto recuperato, è tuttora in fase di studio da parte della Sopraintendenza archeologica locale che ha fornito e ha messo a disposizione tutto il suo personale.

Il ritrovamento, come dichiarato dal comandante della Capitaneria Giovanni Canu, è avvenuto in maniera del tutto fortuita. Gli agenti erano in mare per prelevare dei campioni di acqua per la tutela dei fondali marini. Proprio mentre erano a 100 metri di profondità, gli uomini hanno notato la presenza di qualcosa di insolito e hanno subito avuto il sentore che si trattasse di qualcosa di estremamente importante.

Non appena tornati sulla terra ferma, la Capitaneria ha provveduto ad informare la Soprintendenza delle province di BrindisiLecce Taranto e, solo dopo aver ottenuto l’autorizzazione, hanno potuto recuperare tutti i reperti. Per fare luce e chiarezza sulla zona, come annunciato dalla Capitaneria, fino al 15 luglio non sarà possibile svolgere alcun tipo di attività nei pressi del rinvenimento: vietate quindi la balneazione, la navigazione o la sosta di qualsiasi imbarcazione nella zona dei lavori.

La bonifica dell’intera area ha portato al recupero di:

  • 25 frammenti ceramici di anfore di varia forma
  • 1 anfora con anse senza fondo
  • 3 colli di anfore con anse
  • 1 collo di anfora con ansa
  • 1 parte di anfora, con collo, anse e pancia
  • 1 piede di anfora con frammento pancia facente parte dell’anfora precedente
  • 1 frammento di fondo di piatto
  • 3 colli di anfore con anse
  • 1 frammento di collo di anfora senza ansa
  • 1 frammento di fondo di anfora e una bigotta con landa di una nave a vela.

Di particolare importanza, come annunciato dalla Guardia Costiera, è stato il ritrovamento di pezzi di un’anfora di Forlimpopoli, testimonianza dei numerosi scambi commerciali di quella antica città con il Salento. Tra i tanti oggetti di valore è anche stata trovata una bigotta con landa di una nave a vela molto probabilmente riconducibile ad un relitto del 1600.

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