Sport, “Lettera di un dirigente di calcio femminile” – Non siamo sport minori.

Sport, “Lettera di un dirigente di calcio femminile” – Non siamo sport minori.

3 Marzo 2019 0 Di Vincenzo Barnabà

Al giorno d’oggi non si fa che parlare del variopinto mondo dello Sport: Tutti lo amano, tutti lo condividono, tutti lo praticano, tutti lo tifano e tutti ne parlano; Che si tratti, poi, di pallavolo o di calcio, di basket o di ginnastica artistica, di tennis tavolo o karate, è indifferente. L’importante è che se ne parli. “Ma è sempre tutto rosa e fiori” come noi pensiamo o qualcosa ci sfugge? In merito, la redazione di http://www.lamia-puglia.com ha deciso di pubblicare la lettera di un dirigente sportivo di calcio femminile che mette in luci le svariate problematiche che una societá sportiva ha quando viene classificata di “seconda categoria”.

LA LETTERA
“La veritá è che lo sport non è per tutti. Viviamo in un mondo stereotipato dove una bambina deve obbligatoriamente andare a danza ed un bambino deve esclusivamente giocare a calcio. O almeno è quello che questa società ci impone di essere. È qui che nasce il problema di molte Società Sportive che, seppure esclusive, fanno i conti con la solitudine e con delle spese folli per partecipare ad un campionato; un campionato, di qualsiasi categoria esso sia, che mette in luce i colori della propria cittá in tale ambito. A causa di questi effetti standardizzati nel mondo dello sport, molteplici sono i casi di squadre sportive che abbandonano il proprio percorso agonistico a causa dell’assenza di aiuti da parte di sponsor, ma nonostante ciò, sembra che a nessuno interessi realmente. Ma la domanda precisa da porsi è la medesima:” Perché i grandi imprenditori investono sempre e solo sul calcio maschile, sul basket maschile o sulla pallavolo femminile?”. Oltrepassando gli stereotipi, perché il comune cittadino ( che dovrebbe abbracciare varie realtà) dona grande importanza a squadre di calcio maschili e non da spazio ad squadra di calcio femminile, nonostante quest’ultima sia in una categoria maggiore rispetto ai primi? Come mai una squadra di pallavolo maschile è sempre vista con occhi differenti rispetto ad una femminile? È qui che nasce l’indignazione di alcuni dirigenti che si vedono privare persino una struttura sportiva adeguata all’attività da svolgere; quello stesso indegno che ad oggi condividono atlete/i e tifosi di svariate realtà pugliesi.

Ho macinato chilometri con la mia squadra di calcio femminile, ho scritto piú di cento distinte, ho visto grandi squadre svanire nel nulla e ho osservato come la grinta di un gruppo può realmente fare la differenza. Ero scettico inizialmente, devo ammetterlo, ma poi mi sono ritrovato ad essere protagonista di una realtà sportiva sana che cerca di portarsi a casa dei risultati con grande tenacia e voglia di collaborazione. Questo è quello che fanno gli sportivi infondo. Quando alcune delle atlete condividono foto che le ritraggono con la dicitura “famiglia”, credeteci è vero. Perché, in questi contesti, i rapporti personali tendono a mescolarsi tra loro e creano legami che il tempo non scalfisce .Nel mondo sportivo in cui vivo, vari sono gli ideali rappresentati e forse, voglio sottolinearlo, l’unico ideale che le nostre ragazze non rincorrono è proprio quello del “Dio Danaro”. È qui che si concentra la frustrazione: le calciatrici di cui vi sto parlando, che in tale momento rappresentano il 90Xcento delle società, non percepiscono stipendio ma bensì donano le proprie prestanze fisiche gratuitamente solo ed esclusivamente per poter calciare un pallone o parare un calcio di rigore. In cambio cosa ottengono? La gloria… e per quelle poche atlete che vengono dai paesi limitrofi, un piccolo rimborso spese, se tutto va come devo andare. È la passione che le spinge a fare grandi passi in classifica, è la voglia di fare squadre ad unirle, è l’esigenza di calpestare quel campo di calcio a motivarle e non altro…. Eppure, nonostante esse si dividano tra lavoro, maternità, cucina e fidanzato, le società sportive non sempre garantiscono la loro partecipazione fissa ad un campionato; difatti, in anno in anno, molteplici sono i problemi che spingono i presidenti ad non iscrivere la propria squadra di calcio femminile ad un nuovo campionato.
Se si parla di calcio maschile, invece, tutto è differente: Ci sono le strutture, sempre garantite dal proprio Comune, c’è sempre una società forte alle spalle e ci sono sempre molteplici sponsor che contribuiscono. Ecco, qui scatta l’incomprensione e la domanda sorge spontanea: Ma perché, quest’ultimi, preferiscono investire dove la passione è caratterizzata semplicemente dagli zeri nel conto corrente se invece, a meno, possono investire su una squadra femminile che garantisce una pubblicità maggiore tra locandine e mega sponsor sulle maglie da gioco o borsoni?
Qui evidenzio il paradosso tra un mini logo su di uno striscione ed uno più grande sulle maglie: Nel maschile, con 1.000 euro, un’investitore finisce su di un piccolo riquadro su di una locandina; Nel femminile, invece, con mille euro finisci sul borsone e sulle locandine. Nel maschile con 3.000 euro forse finisci su di uno striscione, nel femminile finisci sulla maglia da gioco ufficiale. Per finire sulla maglia ufficiale di una squadra di calcio maschile, invece, come minimo devi investire 10.000 euro. È proprio in questi dati che vi invito a riflettere.

Non cambia la situazione se si parla di pallavolo maschile: Un esempio lampante è quello dell’Udas Volley (a Cerignola, FG) dove un’intera società è stata portata a concludere anticipatamente un campionato di serie B a causa dell’assenza di risorse economiche per pagare i propri atleti e le lunghe trasferte. Purtroppo, proprio come l’antica squadra guidata da mister Ferraro, altre sono le società che si son dovute tirare indietro difronte a tali circostanze. Ovviamente, quasi tutte al maschile. D’altro canto però, nel femminile, ecco che la vita è leggermente più semplice. Sottolineo la terminologia “più semplice” perché non deve passare l’idea che in una società di pallavolo femminile non ci sia nessun problema. Ma d’altro canto, tra i due paragoni, le differenze son abissali.

Colgo l’occasione per evidenziare anche gli enormi problemi delle squadre minori, che poi minori non sono: Se è vero che il calcio femminile e la pallavolo maschile son viste come sport secondari, sport come il Tennis Tavolo, Rugby, Pallavolo Misto, Judo, Karate, Scherma, Basket femminile, Ginnastica Artistica e Pattinaggio Artistico, hanno la peggio visto il loro poco riconoscimento. Qui, l’assenza di sponsor e l’assenza di comunicazione da parte di svariati giornali, inducono intere societá all’auto sovvenzionamento.”

“È dunque reale che, nel 2019, esistino ancora sport di serie A e di serie B?”

Dopo queste parole, vi informiamo che la redazione di http://www.lamia-puglia.com appoggia la scelta di pubblicare e rappresentare questa lettera perchè ne ritiene giuste le cause. Se hai qualcosa da raccontare in merito, inviaci pure la tua dichiarazione su lamiapugliablog@outlook.it

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