Tancredi Di Paola: dalla Puglia in America per fare cinema

Tancredi Di Paola: dalla Puglia in America per fare cinema

14 Maggio 2020 0 Di Cristiana Lenoci

Ventiquattro anni e tanta passione per il cinema. Tancredi Di Paola è un giovane regista originario di Bari che ci ha raccontato con entusiasmo la sua storia e le sue esperienze professionali. Come è successo a molti talenti del nostro Paese, Tancredi ad un certo punto ha deciso di lasciare l’Italia per studiare in America. Una scelta che, dopo anni, si rivela azzeccata. Ed è proprio lui a spiegarci perché, in questa bella intervista che vi proponiamo.

Diplomatosi al Liceo Scientifico “Scacchi” di Bari, Tancredi si è poi trasferito a Los Angeles per studiare Produzione cinematografica e televisiva, con specializzazione in Regia ed Effetti Speciali, alla Loyola Marymount University. Prima della laurea, però, Tancredi ha fondato una casa di produzione, chiamata Sailing Pig, con la quale ha realizzato spot commerciali e prodotti narrativi. Uno di questi è stato anche trasmesso su SYFY, canale televisivo americano, nel 2019.

Nonostante la giovane età, Tancredi ha all’attivo la realizzazione di una dozzina di cortometraggi, alcuni dei quali hanno avuto un positivo riscontro in diversi Festival internazionali.

R: Sei un giovane regista pugliese che ha deciso di vivere e lavorare in America. Credi che questa scelta sia quella giusta per il tuo futuro nel cinema?

TDP: Sono molto soddisfatto delle scelte che ho fatto fino ad ora. Quando ero al liceo e cercavo corsi universitari in Italia, non esistevano corsi di laurea in produzione cinematografica, quindi mi trasferii in America dove ci sono corsi universitari in produzione riconosciuti dal governo. Il mio percorso di studi è stato fenomenale.  Ho imparato molto circa la teoria del cinema, ma soprattutto ho avuto l’opportunità di studiare su set cinematografici professionali. Quattro anni di pratica sul set mi hanno consentito di avere l’esperienza necessaria per lavorare subito dopo la mia laurea.

R: Da dove nasce la tua predilezione per il genere thriller?

TDP: Bella domanda. Credo che il motivo per il quale prediligo il Thriller, o film di qualsiasi genere che abbia anche un aspetto di mistero, sia che quando vedo un film, personalmente voglio che la mia mente debba essere attivamente coinvolta nella storia. Nel il mio ultimo cortometraggio, 83rd Street, il pubblico deve attivamente cercare di mettere insieme il puzzle della vicenda criminosa. Cosi facendo, il climax ha ancora più impatto perché c’e’ un livello aggiuntivo di empatia del pubblico nei confronti della storia e dei personaggi. Chiaramente, alla base di un buon film ci sono personaggi interessanti ed una buona storia. Senza storia, nessun mistero può intrigare il pubblico.

R: Parlaci del tuo ultimo film. Cosa ha di particolare rispetto agli altri tuoi lavori?

TDP: Nel mio ultimo film ho voluto sperimentare con tecniche narrative non lineari. Ho scritto una semplice storia di un crimine circa la violenza domestica sulle donne, ed in seguito ho tagliato ogni scena e meticolosamente arrangiato la storia in maniera da far scoprire al pubblico gli eventi della vicenda in ordine non cronologico. Perché ho fatto questa scelta? Perché volevo che il pubblico iniziasse l’esperienza visiva dubitando il protagonista, credendo che lui fosse un criminale. Passo passo, scena dopo scena, il pubblico scopre sempre di più circa questo giovane poliziotto, fino ad arrivare a fidarsi di lui e provare empatia per la sua causa. In questo modo, penso io, l’empatia nei confronti del protagonista e’ meritata. Il pubblico si sente partecipe dell’emozione che prova nei suoi confronti. In breve, ho voluto sperimentare. Chiaramente ogni film-maker riesce sempre a trovare difetti nei suoi lavori, e io non sono da meno. Pero, secondo molte persone questa tecnica ha funzionato, quindi posso ritenermi soddisfatto.

R: Cosa c’è di “pugliese” nei tuoi film?

TDP: La mia cultura e il mio modo di pensare sara’ sempre pugliese, quindi tutti i miei lavori rifletteranno sempre in un modo o nell’altro la mia cultura.

R: Secondo te fare il regista in Italia è più difficile che altrove? Pensi di tornare un giorno con il tuo bagaglio di esperienze fatte in America?

TDP: Non saprei dire perché non ho mai lavorato in Italia come regista. Ho lavorato come aiuto regia per Alessandro Piva e fu una esperienza meravigliosa. Ammetto che l’industria cinematografica americana e quella italiana hanno delle differenze, ma non significa che una sia meglio dell’altra. Il mio obbiettivo e’ di lavorare in entrambi i paesi. sfruttando le mie capacita tecniche e il mio bagaglio culturale.

R: Quali sono i tuoi progetti futuri?

TDP: Al momento sto scrivendo progetti a lungo termine, sempre con un aspetto di mistero, ma non necessariamente thriller.

R: Quindi curi tutto tu, sceneggiatura e regia insieme?

TDP: Si. Il mio obbiettivo primario e’ regia, ma spesso scrivo i miei lavori quando trovo una storia che mi appassiona.

R: Hai qualche regista a cui ti ispiri, un modello di riferimento?

TDP: Cary Joji Fukunaga e’ il miglior regista al momento a mio parere.

R: Sei così giovane: quando hai capito che volevi fare il regista “da grande”?

TDP: Dal momento in cui ho avuto il mio primo computer ho sperimentato con programmi di montaggio. Mi divertivo cosi tanto a montare video che giravo con un telefono Nokia che mio padre mi regalo una piccola videocamera amatoriale. Girai una infinita di video, tra cui alcuni per un canale YouTube con il mio migliore amico Giorgio Mondello. Avevamo anche un decente numero di followers. Ma all’epoca non sapevo che il cinema fosse una strada possibile per la mia carriera, lo facevo solo perchè mi divertiva tantissimo. Grazie ad internet mi resi conto che potevo trasformare questa mia passione in un lavoro.

Tancredi rappresenta la generazione di giovani e talentuosi registi italiani di cui sentiremo parlare in futuro. Bravura, determinazione e passione non possono che portare lontano.