Walking Dad Story: il progetto web di un papà barese sulla genitorialità a 360°

Walking Dad Story: il progetto web di un papà barese sulla genitorialità a 360°

1 Giugno 2020 0 Di Cristiana Lenoci

“Non è difficile diventar padre; essere un padre, questo è difficile” (Wilhelm Busch)

Quella di “Walking Dad Story” è stata una piacevole scoperta durante il periodo della quarantena, quando il web era diventata una immensa “finestra sul mondo” in cui confluivano non solo informazioni, ma anche progetti di notevole interesse.

Mi sono imbattuta nella pagina Facebook di Walking Dad Story, e ne sono rimasta folgorata. Devo essere sincera: essendo mamma sono sempre attratta da chi riesce a raccontare la genitorialità nei suoi aspetti più pratici, e il fatto che un uomo, un papà, ci riesca così bene mi ha colpito ancora di più.

Ho allora deciso di contattare l’ideatore e promotore di questo progetto, “Walking Dad”: lui è un pugliese doc, di Bari, si chiama Giovanni Abbaticchio, ha 35 anni, è sposato con Annarita dal 2016 e ha due figli: Ludovico, di sei anni, e Chiara (quasi 2 anni).

Questo giornalista e videomaker ha creato uno spazio web in cui racconta, attraverso parole e video, la sua vita di “padre in cammino verso la genitorialità responsabile”. Prima lo ha fatto in un blog, in seguito nella pagina Facebook, che ad oggi è seguitissima da numerosi follower.

R: Ciao, Giovanni. Complimenti per il tuo bel progetto! E’ bello che un papà oggi decida di raccontarsi in modo così aperto e diretto, mettendo anche a nudo paure e fragilità. Da dove nasce il titolo del progetto “Walking DAD Story”?

GA: Il  progetto si chiama “The Walking DAD Story”, perché….prendendo spunto dalla famosa serie tv americana “The Walking Dead”, fatta di zombie e sostituendo la parola “dead” in “dad”, perché non tutti i padri sono zombie.

Esistono padri che hanno voglia di mettersi in gioco, vivere a pieno la paternità e le sfide della vita quotidiana, confrontandosi con altri papà, con mamme, ed esplorare questo fantastico percorso, quindi cammino, genitoriale.

Insieme a tutto questo c’è il concetto legato alla parola “story”: la storia, la mia, ma anche quelle di tutti gli altri genitori che decidono di aderire al progetto, storie di vita, di lavoro, di idee a supporto della famiglia, di specialisti, insomma storie, quelle belle da far conoscere, con punti di vista differenti e con argomenti da approfondire, imbattersi in vite diverse dalla mia e crescere. Family Storytelling, per intenderci.

R: Come organizzi il tuo lavoro di scrittura ed elaborazione video, visto che dedichi molto tempo anche ai tuoi due figli?

GA: Ci tengo a dire una cosa, ne vado molto fiero. Faccio tutto da solo: dalla ricerca della storia, l’ideazione, shooting e montaggio per i video, fino alla gestione del blog e dei social. Non ho editori, non ho agenzie e talent manager alle spalle. Tutto è fatto con cuore, passione e indipendenza.

Mi piacerebbe raccontare tutta la puglia genitoriale, quella legata al terzo settore, al sociale, alla salute, al bene delle famiglie e dei bambini. Sono sempre alla ricerca di nuove realtà e preziose collaborazioni che possano permettermi di fare rete.

Il 28 Maggio scorso, sulla pagina Facebook, Giovanni ha postato questo racconto che vi riporto qui integralmente perché condensa tutto ciò che questo giovane padre pugliese è e il senso di questo progetto, davvero meritevole.

IL MANIFESTO DEI PADRI IMPERFETTI

Ciao, sono Giovanni Abbaticchio, ho 35 anni, sono sposato e ho due figli.

Da tre anni e mezzo, come piace dire ai bambini, ho creato questa pagina per raccontare i sentimenti di un genitore, di un papà alle prese con la più bella sfida di tutti i tempi: essere un genitore del terzo millennio.

E mi piace parecchio.

Sono un padre che apre il suo cuore e fa conoscere al mondo i propri sentimenti, perché anche noi padri abbiamo un cuore, delle emozioni, una volontà smisurata di confronto, di ascolto e di sentirci al centro e parte integrante di un percorso educativo per i nostri figli e sapere di poterlo fare anche in rappresentanza di tanti papà come me mi rende orgoglioso. Tantissimo.

Non chiamateci mammi, ma semplicemente padri, papà, babbi, papy, papini, paponi, papuzzi. I vezzeggiativi potrebbero essere infiniti. Noi abbiamo voglia di essere riconosciuti, rispettati, considerati, ascoltati, con tutte le nostre debolezze, i nostri limiti, la nostra superficialità così tanto osannata dalle mamme, con la nostra disattenzione perenne, vogliamo essere considerati dei bravi papà, anche quando ci dimentichiamo di mettere il pannolino pulito ai nostri figli, le scarpe allacciate al contrario, quando sbagliamo a fare la spesa nonostante la lista ben scritta, quando li facciamo sporcare all’inverosimile o quando ci addormentiamo sul divano stanchi e russiamo un po’, anzi più di un po’ o quando lasciamo la biancheria sporca a terra invece di metterla a lavare.

Accettateci con i nostri difetti, così come accettate e apprezzate i nostri pregi, noi siamo papà, i papà sono imperfetti, se fossimo perfetti alla fine ci odiereste perché non avreste mai nulla da dirci e di rimproveraci. Noi siamo papá, imperfetti, ma pur sempre papà.

#thewalkingdadstory

Grazie Giovanni: abbiamo tutti bisogno di padri imperfetti che si mettano in gioco con il cuore. Potete seguire i racconti di Walking Dad Story anche su Instagram @thewalkingdadstory.

 

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