“Anni Amari”: girata anche in Puglia la pellicola di Andrea Adriatico sul giovane omosessuale Mario Mieli

“Anni Amari”: girata anche in Puglia la pellicola di Andrea Adriatico sul giovane omosessuale Mario Mieli

5 Luglio 2020 0 Di Cristiana Lenoci

Ci sono personaggi che andrebbero ricordati per le loro battaglie in difesa dei diritti civili. Purtroppo, però, tanti non ricevono la considerazione e l’attenzione che meritano. Per fortuna ci sono film come “Anni Amari”, diretto dal regista Andrea Adriatico, che rendono omaggio a figure di grande spessore anche culturale come quella di Mario Mieli, giovane omosessuale che ha portato avanti con grande dignità e coraggio la sua personale rivoluzione sessuale. Mieli è morto a soli 31 anni, togliendosi la vita. Il film, ambientato negli anni Settanta, è una ricostruzione fedele di quegli anni turbolenti ma pieni di sogni e speranze. Il regista Andrea Adriatico ci presenta il suo ultimo lavoro, in questi giorni nei cinema italiani, attraverso l’intervista che vi proponiamo qui di seguito.

R: Una storia personale che ripercorre le tappe della contestazione studentesca in Italia: l’intreccio creato nella pellicola è davvero magistrale. Chi ha vissuto quegli anni turbolenti si è rivisto in quei giovani e nei loro ideali. Cosa abbiamo perso rispetto a quella forza dirompente giovanile (la stessa che contraddistingue il protagonista del film “Anni amari”)?

AA: Ad esempio abbiamo perso di vista il “diritto alla felicità”,  che era lo slogan più importante del movimento del 77 di cui Mario Mieli fu parte sostanziale. Quella felicità che accanto al mito del lavorare lentamente fu il manifesto di una generazione in grado di ripristinare le priorità del buon vivere, una rivoluzione totale prima che sessuale, prima che di costumi, legata all’idea stessa del vivere, alle sue priorità. A pensarci oggi, dopo 3 mesi di lockdown forzato, viene da pensare che ci sia tanto da rileggere di quegli anni. Oggi ci occupiamo di lavoro, giustizia, salute. Ma la parola felicità è totalmente scomparsa dalla politica, e purtroppo dalla pratica contemporanea.

R: Parlare di omosessualità all’epoca era un tabù. Oggi se ne parla sicuramente di più, ma forse non in maniera corretta.  Cosa ne pensa al riguardo?

 AA: Penso, dico, sostengo che l’omofobia, al pari del razzismo, al pari del sessimo, al pari dell’odio per tutto ciò che non si muove con la stessa “linearità della massa sia sempre presente. E non mi riferisco a quella manifesta, dichiarata, sfrontata. Non mi riferisco a quella degli intolleranti, dei fascisti. Ho più paura di quella interiorizzata, che trovo molto più pericolosa, perché a volte si annida dietro figure che apparentemente sembrano tolleranti e progredite. Invece nascondono tratti di omofobia davvero pericolosa. Prima di girare questo film, a questa domanda forse avrei risposto diversamente. Sono figlio degli anni 80, ho fatto la mia prima intervista “coming out” a Panorama nel 1988, ero un ragazzino di 22 anni. C’era omofobia ma anche curiosità. Oggi si discute di una legge contro l’omofobia. 32 anni dopo, l’efferatezza di certe manifestazioni si è estremizzata.

R: Il film “Anni amari” è stato girato in parte in Puglia. Perchè ha scelto questa regione e in quali località sono state effettuate le riprese?

AA: La risposta è facilissima. Se potessi scegliere un posto dove vivere vivrei in Puglia. Fortuna che ci lavoro spesso. Kismet e Koreja sono teatri che frequento e amo. Ricchi di amici cari e di professionalità magnifiche. Sono stato spesso a lungo a Lecce, e ho ricostruito proprio in quella città alcune scene chiave del film. Scorci, bar, piazze, pezzi della spiaggia di San Cataldo. Ho recuperato di Lecce il sapore che ancora conserva in alcuni tratti dell’architettura di quegli anni. Il bar della seconda scena del film sembra intatto, uscito dal 1970.

R: L’omofobia è purtroppo dilagante nel nostro Paese, e ancora accadono episodi gravissimi. Il giovane e coraggioso protagonista della sua pellicola è disposto a combattere per difendere i suoi diritti di omosessuale. Quanto sono coraggiosi i giovani di oggi e quanto invece è ancora alto il rischio di isolamento per chi si espone? Un suo commento al riguardo.

AA: La rivoluzionarietà di Mario Mieli, a mio avviso, non sta tanto nell’essere un giovane omosessuale battagliero per i suoi diritti. Ma per il suo essere un autentico pensatore rivoluzionario per i diritti di TUTTI. Al centro del pensiero di Mario Mieli è la battaglia per i diritti di espressione del singolo, di qualsiasi orientamento sessuale o politico. Essere liberi di esistere nel rispetto dell’altro. Questo è un messaggio più che mai attuale. Che Mario Mieli ha pagato con la vita, perché per primo non ha goduto di quella libertà.

Oggi essere omosessuali, se visibili, è ancora molto molto difficile. E sta emergendo qualcosa di cui sentiremo parlare moltissimo bel prossimo futuro, la presenza degli omosessuali anziani visibili. Persone della generazione di Mario che stanno invecchiando e che non hanno un posto nella società, non hanno un servizio sanitario adeguato, non hanno strutture di cui avrebbero bisogno. C’è tantissimo da fare per una società più equa e giusta.

BIO ANDREA ADRIATICO

Andrea Adriatico (regista e autore) ha diretto 5 film e 3 cortometraggi presentati nei maggiori festival internazionali, dalla Mostra del Cinema di Venezia al Festival Internazionale del Cinema di Berlino, dal Festival di Londra alla Festa del Cinema di Roma.

Il suo lungometraggio d’esordio Il vento, di sera (2004), scritto con lo sceneggiatore Stefano Casi, è interamente girato a Bologna e interpretato da Corso Salani. Il film, dopo la prima proiezione alla Berlinale , ha girato Europa, America e Australia (ha vinto la Rosa d’Oro  al  Roseto Film Festival Opera Prima ) ed è stato trasmesso varie volte nei palinsesti di tv generaliste. E’ stato definito da Variety  “segno potente di un cinema italiano rinvigorito”.

Il  secondo film  All’amore  assente  (2007), quasi integralmente girato a Tresigallo, cittadina di fondazione fascista della Romagna, ha per protagonisti Massimo Poggio, Francesca d’Aloja, Milena Vukotic e Tonino Valerii. Presentato in prima mondiale al London Film Festival e scritto assieme a Stefano Casi e allo scrittore Marco Mancassola, ha vinto il prestigioso Premio della Giuria al festival Annecy Cinéma Italien. E’ anche stato riconosciuto film d’interesse culturale nazionale dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Entrambi i lungometraggi hanno avuto un lungimirante riscontro di pubblico e critica, sia in sala che nella distribuzione home video.

Il terzo lungometraggio, Gli anni amari  (2019), è stato girato tra Bologna, Milano, Lecce, Sanremo eLondra, è stato scritto con Grazia Verasani e Stefano Casi, e ha visto come interpreti Nicola Di Benedetto, Sandra Ceccarelli, Antonio Catania, Tobia De Angelis, Lorenzo Balducci. Il film, realizzato in coproduzione Cinemare-Rai Cinema-Pavarotti International, con il sostegno del MiBAC, di Emilia Romagna Film Commission e Apulia Film Commission, è stato presentato nella serata di pre-apertura della Festa del Cinema di Roma.

Come documentarista Andrea Adriatico ha realizzato due lungometraggi.

Il primo, dal titolo +o- il sesso confuso. racconti di mondi nell’era aids (2010), scritto e diretto con il giornalista Giulio Maria Corbelli, ha affrontato l’impatto dell’Aids nella società italiana. Trasmesso in tv e programmato in molte sale italiane e straniere, ha vinto il premio Lopez  al  Festival Internazionale d’Abruzzo e il premio come miglior documentario al Festival Mix di Milano.

Il secondo, Torri, checche e tortellini (2015), dedicato al rapporto tra la città di Bologna e il primo centro gay italiano, ha avuto una calorosa accoglienza al Festival Internazionale di Cinema Gay  a Torino, al Biografilm  di Bologna e al Festival Mix di Milano.

Inoltre ha diretto tre cortometraggi: Pugni, e su di me si chiude un cielo (Mostra del cinema di Venezia e premi in molti festival di corti); Anarchie, ciò che resta di liberté égalité, fraternité, Riccione TTV); mediometraggio L’auto del silenzio, vincitore del miglior contributo artistico al festival Arcipelago di Roma.

Parallelamente al lavoro nel cinema, Adriatico è impegnato da anni nel teatro. Nel 1993 fonda un nuovo teatro a Bologna, Teatri di Vita. Nel 2007 ha diretto alla Biennale di Venezia  “Le serve di Goldoni”, produzione dalla Biennale Teatro. I suoi spettacoli sono stati presentati in diversi festival internazionali.

Il regista Andrea Adriatico