Canosa di Puglia, Perla di Puglia non compresa – Storia, Leggende e siti archeologici

Canosa di Puglia, Perla di Puglia non compresa – Storia, Leggende e siti archeologici

25 Maggio 2019 1 Di Vincenzo Barnabà

CANOSA DI PUGLIA, città dauna, poi romana, la più antica delle dieci città della Provincia di Barletta-Andria-Trani. Affacciata sulla valle ofantina, è lambita dal fiume Ofanto. Vuole la leggenda che Canosa sia stata fondata dall’eroe greco Diomede poco dopo la fine della guerra di Troia, intorno al 1180 a.C. Partito dalla mitica città omerica, l’argivo Diomede, sbarcato sui lidi appuli, avrebbe fondato numerose città tra le quali Argirippa e Siponto a nord, Canusion e Cannarum a sud.

In epoca repubblicana Canosa era una delle più grandi città del Meridione dotata di una massiccia cinta muraria e – al contrario di Taranto – fu fedele alleata di Roma nella II Guerra punica che oppose Roma a Cartagine ed ebbe come punto saliente la famosa Battaglia di Canne (e fu d’allora che Barletta ne diventò il suo trafficato porto). Ma anche in età imperiale e precristiana, Canosa restò uno dei maggiori e più floridi insediamenti appuli, legata a Roma da cospicui commerci e da prodotti sia agricoli che artigianali come la lana pregiata. Per Canosa ci passava la famosa via Traiana e l’imperatore, nel 114, vi fece costruire un famoso ponte che porta il suo nome e che collegava Bardulos a Salinis.

I Romani furono molto riconoscenti e fecero di Canosa una città splendida quanto Roma (Canosa “la piccola Roma”). Canosa è ricca di reperti archeologici ed ancor oggi si continuano a scoprire nuovi ipogei, siti archeologici ed elementi che riconducono al passato. Gli Etruschi “hanno fornito” i più preziosi reperti ritrovati nelle tombe. Uno dei simboli più significativi di Canosa è la zona del castello: molte volte si parla di una leggenda, che narra che il principe di Canosa e la sua famiglia scapparono quando Canosa si trovava nei guai. Alcuni anziani odiano ancora oggi la famiglia reale e si dice che durante quel periodo i cittadini coprirono di rifiuti e terra il castello. Il castello è visibile da una strada conosciuta solo dalla gente che vive in quella zona. Si innalzano però soltanto delle mura.

Oggi la città è un inesauribile scrigno di attestazioni archeologiche fra le quali: gli ipogei Lagrasta, Varrese, dell’Oplita, l’arco di Traiano, il Ponte romano. E inoltre l’area archeologica di S. Leucio, il Tempio di Giove Toro, la Cattedrale di S. Sabino e la Cattedrale di S. Giovanni.

Accanto alla Cattedrale di S. Sabino vi è il monumento funebre del principe Boemondo d’Altavilla, uno dei grandi condottieri della prima Crociata di cui condivise il comando con Goffredo di Buglione e Raimondo di Tolosa

COSA VISITARE:

Il parco archeologico di San Leucio

Il parco si trova non molto distante dal centro abitato, sul colle di San Leucio ed è circondato da un paesaggio naturale e suggestivo, ricchissimo di ulivi. Vi sono i resti della più grande basilica paleocristiana della Puglia, con mosaici pavimentali ancora oggi ben visibili.  Risalente al VI secolo d.C., e per questo influenzata dallo stile Bizantino, la basilica è stata costruita riutilizzando l’impianto di un precedente tempio pagano dedicato a Minerva Atena Ilias, di età Ellenistica, di cui rimangono i capitelli conservati nell’Antiquarium del parco archeologico. Oltre a questo tempio ve ne era un altro, dedicato a Giove Toro, costruito nel II secolo d.C. per celebrare la grandezza della città che aveva acquisito il nuovo status di Colonia, da Antonino Pio. Doveva essere un tempio periptero esastilo con un alto podio e di dimensioni monumentali e grandiose, ma rimangono poche tracce frammentarie.

L’area archeologica di San Giovanni

L’area di San Giovanni invece si trova nel centro della cittadina, e si riferisce particolarmente all’epoca romana e tardo antica. In particolare, vi si trovano i resti di un edificio del VI secolo noto come il battistero di San Giovanni e alcuni resti di due basiliche cristiane. Si possono riconoscere all’interno dello stesso sito alcuni elementi della fase romana precedente, infatti, il battistero sorgeva dove passava l’antica via Traiana, delle quali rimangono alcune tracce, intorno alla quale si sviluppava un’area residenziale.  Proprio lungo questa via è posto l’arco celebrativo di Traiano, a un unico fornice, oggi visibile nella struttura in laterizio, privo dell’originario rivestimento in marmo. La via Traiana proseguiva al di fuori dell’area urbana, dove è possibile vedere quello che originariamente era un ponte romano, che permetteva il proseguimento della strada al di là del fiume Ofanto, ma il suo straordinario stato di conservazione non deve ingannare, perché la struttura è stata ricostruita nel medioevo e poi nel tempo ristrutturata, perché utilizzato come infrastruttura di passaggio fino al secolo scorso.

Nel centro di Canosa

Oltre ai due parchi archeologici principali vi sono altri monumenti sparsi, ma non meno importanti. Nel pieno centro della città si trovano due complessi termali. Il primo detto delle Terme di Ferrara, era pubblico, risale II secolo d.C. e se ne conserva solo parte delle pareti in diversi stili opus vittatum, mixtum e reticolatum. Da queste terme proviene un mosaico a tessere bianche e nere che rappresenta una scena marina, esposto in piazza delle terme a Canosa.  Le terme Lomuscium invece erano private si può osservare la loro struttura, composta da alcuni ambienti absidati. È stata ritrovata anche una domus risalente al I secolo, con affreschi e decorazioni a mosaico che sono conservati a palazzo Sinesi.

LE LEGGENDE

Una delle tante leggende di Canosa è quella del cosiddetto “Muncacidd“. Le persone più anziane raccontano che ai loro tempi, quando possedevano fattorie e masserie ed avevano cavalli, qualche mattina si risvegliavano ed andando a controllare i cavalli, trovavano i cavalli frustati, e con sulle code delle trecce. Si dice che chi scioglieva queste trecce il giorno dopo si risvegliava morto. Questo mistero è rimasto sempre inspiegabile, e si pensa che sia opera di questo “Muncacidd”. Una più recente sempre dello stesso personaggio è quella che, allo scoccare della mezzanotte, pronunciando a voce alta per 3 volte la parola Muncacidd Compare uno gnomo piccolo e brutto, vestito di nero e con il cappello rosso; Secondo diverse versioni, questo gnomo cerca di soffocarti e ti fa dei graffi o lividi che scopri di avere solo la mattina, o in alternativa, di notte mentre dormi ti solletica la pianta dei piedi. I più anziani narrano che durante questi episodi, riesci a toglierli il cappello, lui per riaverlo ti chiede di esprimere un desiderio (che può essere di qualsiasi tipo), e poi la mattina dopo si avvera.

LA DESOLATA

Vi è a Canosa di Puglia, una processione che attira l’interesse di migliaia curiosi e turisti; questa è quella della Desolata: Antica processione che vede percorrere numerosi bambini vestiti da angioletti con i segni della Passione di Cristo: le Corone di spine, le funi, gli scudisci, le canne, i vari quadri raffiguranti le stanzioni della via crucis, il calice, i dadi. Dopo i bambini procede la statua affiancata da pali con i fiori, e seguita da numerose ragazze vestite in nero dal volto coperto, che urlano una versione particolare dello Stabat Mater di Jacopone da Todi, l’inno della desolata con Musica di Antonio Lotti. Questo inno molto suggesstivo suscita delle forti emozioni, creando un grande desiderio di pianto che si placa solo con la contemplazione del dolore della Vergine Desolata.

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