Margherita di Savoia: Nicola “il tellinaro”: questo mestiere scomparirà con me

Margherita di Savoia: Nicola “il tellinaro”: questo mestiere scomparirà con me

4 Agosto 2020 0 Di Cristiana Lenoci

Puntuale, come ogni giorno, il signor Nicola, 75 anni,  fisico asciutto di chi non si è mai sottratto alla fatica e tintarella da fare invidia tipica di chi da sempre trascorre molte ore sotto il sole, percorre la battigia con la sua bicicletta, trasportando in due grosse conche ciò che è riuscito a pescare in mare. “Caparroni”, “canolicchi”, vongole e altro ancora.

Intorno a lui si forma spesso un capannello di persone. Alcuni turisti, incuriositi, lo raggiungono per guardare da vicino il “risultato” della sua pesca giornaliera, altri invece- suoi clienti abituali- arrivano direttamente con l’intenzione di acquistare.

Mentre lui se ne sta fermo a riposarsi un po’, noi ne approfittiamo per rivolgergli qualche domanda. Data l’età, Nicola fa parte di quella “vecchia guardia” di tellinari che ormai non esistono più a Margherita di Savoia e dintorni.

Io non sono un pescatore, sono un tellinaro. Tutti qui a Margherita mi conoscono, perché faccio questo mestiere da quando ero piccolo, l’ho imparato da mio nonno e da mio padre. Oggi i miei figli e i nipoti fanno tutt’altro, perché economicamente non è più vantaggioso come una volta. Pescare telline, cozze e altri prodotti del mare è diventato pure difficile, visto che le barche dei pescatori sono organizzate a prelevare di tutto con le reti e altri strumenti”, racconta Nicola.

Nella pratica, Nicola si alza al mattino presto e, in base al vento che tira, decide in quale zona della costa recarsi per pescare. Naturalmente, da bravo ed esperto “salinaro”( questo è il nome che si attribuisce agli abitanti delle “Saline”, appunto i margheritani) ha imparato sin da bambino a riconoscere i venti: “Dai venti dipende la pesca e non solo. Noi a Margherita diamo molta importanza a questo elemento naturale, abbiamo imparato a capire e a comportarci di conseguenza”, puntualizza.

Nicola arriva all’alba sulla spiaggia e comincia a pescare in riva e nei pressi degli scogli. “Alcune volte va bene, altre invece no”, dice. Così come succede che, a volte, non riesca a vendere tutto ciò che ha pescato.

Durante la chiacchierata si lascia andare ai ricordi. “Cinquanta anni fa Margherita di Savoia era molto diversa. La spiaggia era più ampia, il mare si è ritirato tantissimo con il tempo. Ricordo che, una volta, andava forte il commercio della sabbia, che veniva prelevata e venduta alle segherie di Trani o alle ditte di costruzioni. Famiglie intere vivevano di questo commercio, e tanto più la sabbia era scura più veniva quotata e valutata da chi la acquistava”.

Oggi è tutto cambiato, sotto molti punti di vista. Questo mestiere, ad esempio, scomparirà con me, non c’è più nessuno che vuole farlo. Un tempo, noi tellinari eravamo organizzati in cooperative e andavamo anche a Manfredonia a lavorare. Non ho voluto dare a nessuno i vecchi attrezzi che posseggo e che si utilizzavano una volta per pescare: preferisco tenerli con me fino a quando sarò in vita”.

Io il mare ce l’ho ne sangue. I miei parenti lo sanno, glielo ripeto sempre: se mi portate lontano dal mio mare, io muoio. Al mattino, appena mi alzo, ho bisogno di guardare il mare e respirare il suo odore. Anche d’inverno, non riesco a stare senza vederlo e passeggiare sulla battigia, nonostante il freddo e la pioggia”, conclude Nicola.

Il suo viso, tirato dal sale e dal sole, è sorridente e non sembra provato dai chilometri percorsi a piedi portando a mano la sua bicicletta. Buon lavoro, caro Nicola, e grazie per la piacevole chiacchierata.