Transumanza: l’UNESCO la dichiara Patrimonio dell’Umanità, e la Puglia ringrazia

Transumanza: l’UNESCO la dichiara Patrimonio dell’Umanità, e la Puglia ringrazia

14 Dicembre 2019 0 Di Cristiana Lenoci

Ci sono luoghi pugliesi che della transumanza hanno fatto un baluardo di accoglienza e ospitalità. A San Paolo di Civitate, in provincia di Foggia, ad esempio, si accolgono i pastori che accompagnano le greggi ad Ottobre, presso il Tratturo Regio che passa poco distante dal paese. Si tratta di un’occasione che gli abitanti di questo piccolo centro amano condividere con turisti e visitatori.

La strada per il riconoscimento UNESCO della transumanza come Patrimonio Intangibile dell’Umanità è stata lunga e tortuosa. E se questo è stato finalmente possibile, il merito va soprattutto ad una famiglia molisana di pastori e imprenditori, i Colantuono di Frosolone. A supportarli nel loro obiettivo l’Agenzia di Sviluppo locale “Asvir Moligal”, diretta da un altro molisano, Nicola Di Niro.

Questa è l’ennesima dimostrazione che, per arrivare ad un traguardo così importante, è indispensabile restare uniti e mettere in atto un po’ di diplomazia per superare qualche reticenza (nel caso specifico, ad esempio, la Spagna aveva avanzato delle riserve circa la proposta, mentre i tecnici UNESCO avevano tutti espresso parere positivo).

Carmelina Colantuono e Nicola Di Niro hanno sempre sostenuto la candidatura della transumanza: dieci anni fa per la prima volta ne avevano parlato in un incontro a Campobasso. Da allora, con il supporto di altre regioni italiane e di alcuni paesi europei, tanta strada è stata fatta, fino a quando la richiesta di candidatura è stata formulata in maniera ufficiale.

In questo iter il nostro Paese ha mostrato grande unità e forza in vista di un obiettivo comune, dato che la transumanza è una pratica di tradizione che coinvolge territori diversi, dalle Alpi al Meridione.

La famiglia Colantuono, in particolare, pratica la transumanza dalla Puglia al Molise, nell’ultima settimana di Maggio. L’esperienza, che si ripete puntuale ogni anno da generazioni, è il “manifesto” più indicato per questo riconoscimento importante, arrivato nei giorni scorsi da Bogotà (dove si è tenuta la 14esima sessione del Comitato intergovernativo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite nei settori di Scienza, Educazione e Cultura). Nell’ultimo periodo, proprio grazie alla risonanza mediatica della transumanza, tanti giornalisti e reporter anche stranieri hanno seguito il tragitto dei Colantuono attraverso i sentieri con le loro mandrie.

Dopo il meritato traguardo UNESCO, arrivano altre sfide, a cui anche la Puglia dovrà fare fronte. Sapremo farci trovare pronti e all’altezza per sfruttare questa ulteriore occasione di promozione e valorizzazione del territorio? Forse, quanto a spirito organizzativo, dovremmo prendere esempio e spunto proprio dal “piccolo” ma attivo Molise.

Transumanza: origini e significato di una pratica antichissima e sempre attuale

Nel dossier di candidatura presentato all’Unesco emerge in maniera chiara e definita il ruolo dei pastori transumanti. Questi uomini praticano da generazioni un metodo di allevamento efficiente e soprattutto sostenibile, dimostrando di possedere una conoscenza approfondita dell’ambiente, dell’equilibrio ecologico tra uomo e ambiente e dei cambiamenti climatici che rischiano di sconvolgere l’intero ecosistema.

La transumanza è un’antica pratica pastorale di migrazione stagionale del bestiame lungo i tratturi e verso condizioni climatiche migliori. Il cammino più antico della transumanza risale persino alla Preistoria e pare sia quello della val Senales in Alto Adige. In Italia questa antica tecnica continuò a essere praticata in Abruzzo, Molise e Puglia, verso il Gargano e le Murge. Consisteva nel far migrare gli animali dai pascoli in quota dei monti abruzzesi e molisani, a quelli più miti del Tavoliere delle Puglie e del Gargano.

Poeti e letterati sono sempre stati attratti da questa antica pratica pastorale. Il “vate” Gabriele D’Annunzio ha dedicato alcuni versi proprio alla transumanza dei pastori d’Abruzzo. La poesia si intitola “I Pastori”, ed è un inno a questi rituali che si fondono con i ritmi della natura, ripetendosi puntuali ogni anno a simboleggiare l’arrivo dell’autunno.

 Carmelina Colantuono